Milano, 12 feb – Nel milanese, alla fine di aprile del 1889, nasce Camillo, figlio della famiglia Hindard, poveri contadini ungheresi di origine ebraica. Fin dalla sua nascita, scorreva nelle sue vene il sangue di valorosi patroti, i suoi avi, infatti, avevano combattuto assieme a Garibaldi nella legione ungherese per liberare la Sicilia dall’invasione borbonica. Arruolatosi volontario come soldato tra le truppe ribelli durante la rivoluzione messicana, tornò in Italia nel 1914 e, anche questa volta, si arruolò volontario una volta che la nostra nazione entrò in guerra. Nel 1916 ottenne, addirittura, la nomina di sottotenente di complemento nel 5° reggimento Alpini. Nel 1917 venne, poi, ulteriormente promosso ma restò gravemente ferito in battaglia.

Fervente nazionalista, nel 1919 è a Fiume con D’Annunzio e i suoi legionari. Sempre nel 1919, deluso dall’esito dell’avventura fiumana, il giovane Camillo si avvicina ai Fasci di Combattimento e, il 28 ottobre 1922, lo troviamo a sfilare in camicia nera nella marcia su RomaNel 1925 riprende ancora le armi, questa volta a fianco di Graziani in Libia e collabora alla vittoria italiana nel nord Africa. Instancabile lavoratore, una volta conclusasi l’esperienza libica, parteciperà all’opera di bonifica dell’Agro Pontino. Nel 1935, allo scoppio della Guerra d’Etiopia, ritroviamo Hindard ancora con il fucile in mano, ancora volontario, pronto a servire il suo Paese un’altra volta ancora. L’ultima volta. Partecipò alla famosa battaglia di Amba Aradam. Una volta accerchiati gli Etiopi sul monte Amba, nulla servì a placare l’avanzata italiana che, con 6.000 caduti tra i nemici a fronte degli 800 connazionali, si disse conclusa il 19 febbraio 1936, dopo 9 giorni di scontri e ostilità quando, finalmente, il tricolore sventolò sul monte africano. Hindard non vedrà mai tutto questo.

Camillo venne ferito ad un braccio durante questa offensiva. Lavorando a lungo nei campi, abituato a soffrire la fame e la fatica fin da piccolo, mosso anche da un senso quasi romantico di amor di Patria, benché il suo braccio fosse ingessato, ritornò sul campo di battaglia, sempre col pugnale tra i denti come il migliore e più valoroso degli arditiStimato e rispettato dai suoi commilitoni con i quali aveva dei rapporti di profonda amicizia, il giovane milanese non esitò a partire all’attacco, anche se ferito e impedito dalle fasciature, nel momento in cui vide i suoi compagni di guerra venir attaccati da un manipolo di Abissini. Ferito mortalmente, l’eroico soldato volontario perì di li a poco il 12 febbraio 1936. Il suo è un esempio di patriota moderno, che per difendere il suo Paese, la sua famiglia e la sua terra non si tirò mai indietro, prese sempre le armi fiero e deciso; un uomo, insomma, che diede tutto quello di cui disponeva senza escludere la sua stessa vita.

Tommaso Lunardi

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2 Commenti

  1. Scusate ma cosa significa “ungherese di origine ebraica”? Se l’ebraismo è una religione, non può essere un’origine territoriale, mentre se con ebraismo ci si riferisce ad Israele, nel 1889 non era stata ancora istituita, o re-istituita.

  2. “Fin dalla sua nascita, scorreva nelle sue vene il sangue di valorosi patroti, i suoi avi, infatti, avevano combattuto assieme a Garibaldi nella legione ungherese per liberare la Sicilia dall’invasione borbonica”. la peggior feccia sionista arruolata dagli inglesi ed al servizio del massone dei due mondi…

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