Napoli, 16 apr – A Forio d’Ischia, in provincia di Napoli, nacque, l’11 gennaio 1906, Luca Balsofiore, figlio di Aniello Balsofiore e Teresa Castaldi. Appassionatosi alla navigazione durante la sua giovinezza trascorsa al porto del capoluogo campano, Balsofiore si iscrisse all’Istituto Nautico di Napoli terminandolo con ottimi risultati e ottenendo il grado di capitano marittimo. Grazie al suo ottimo rendimento scolastico, Luca venne ammesso all’Accademia Navale di Livorno. Nel 1930, Balsofiore venne promosso tenente e, 7 anni più tardi, divenne capitano prestando servizio alle unità navali di Venezia, Livorno e Genova. Balsofiore partecipò alla Guerra Civile Spagnola a bordo della torpediniera Pegaso e, nel 1940, venne imbarcato sul cacciatorpediniere Luca Tarigo.

Quel cacciatorpediniere diverrà tristemente famoso il 16 aprile 1941. Qualche giorno prima, 13 aprile, il Tarigo assieme ad altre 3 navi della Marina Regia salparono alla volta della Libia per portare munizioni alle truppe italiane in territorio africano. Il controllo dello stretto di Tunisia era fondamentale, però, sia per gli Alleati che per le potenze dell’Asse. Per questo, fin da subito, gli italiani trovarono il Mediterraneo infestato dalle navi inglesi, pronte a ribaltare la talassocrazia italiana nel Mare Nostrum. Da Malta, infatti, 4 cacciatorpediniere inglesi si misero all’inseguimento del convoglio che, stranamente privo di difesa aerea, era stato un facile bersaglio per gli Spitfire i quali avevano quasi subito individuato la posizione delle 4 navi da guerra italiane. Alle 2:20 del 16 aprile, le navi inglesi aprirono il fuoco contro il convoglio italiano distante meno di 2 km. 3 navi italiane colarono praticamente a picco mentre il Tarigo, unico superstite, al posto di fare marcia indietro, con la decisione unanime del suo equipaggio, caricò le navi della Royal Navy.

Quando venne colpito il Tarigo, il giovane Luca Balsofiore stava dirigendo le sue truppe per prepararle al contrattacco, ma venne accecato e sfregiato da un colpo al viso di un proiettile. Morente, venne portato dal suo più fedele compagno, il capitano Pietro de Cristofaro, con il quale morì. Il Tarigo era in fiamme, distrutto, il ponte e le acque attorno erano coperte di morti ma l’equipaggio superstite non demorse, anzi. Il cacciatorpediniere Mohawk stava martoriando la nave italiana ma, grazie alla determinazione e al sacrificio dei marinai del Tarigo, un siluro riuscì a partire e a colpire la nave inglese facendola affondareBalsofiore e de Cristofaro, al quale una gamba era stata strappata via a causa dell’esplosione a seguito dell’attacco inglese, e tutto l’equipaggio del Tarigo non vollero abbandonare quella nave con la quale avevano dimostrato a tutto il mondo il valore della Marina Italiana.

A Balsofiore, come a de Cristofaro, venne conferita la medaglia d’oro al valor militare. “Direttore di Macchina di silurante in servizio di scorta ad importante convoglio, durante improvviso durissimo combattimento notturno contro forze nemiche soverchianti, disimpegnava i propri incarichi con perizia, serena noncuranza del pericolo e fredda determinazione. Colpita irrimediabilmente l’unità, ferito a morte egli stesso, non pago di dare alla Patria anche la vita, volle compiere ancora un atto di sublime attaccamento al dovere, quello che doveva suggellare la sua eroica esistenza di prode Ufficiale. Incapace di muoversi per le gravi ferite, acciecato da un colpo al viso, con forza d’animo sovrumana, vincendo atroci sofferenze, si faceva accompagnare sulla plancia per riferire di persona al Comandante sulle condizioni dell’apparato motore ormai sconvolto dall’offesa avversaria e per morire al fianco del suo superiore. Scompariva quindi in mare con la Nave, lasciando mirabile esempio di stoico coraggio, di sublime abnegazione, di spirito combattivo e di assoluta dedizione al dovere, spinta oltre ogni limite”.

Tommaso Lunardi

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