Roma, 18 apr – C’è chi Silvio Berlusconi non l’ha mai sopportato, c’è chi ritiene che abbia svolto un ruolo anche positivo oggi, però, del tutto esaurito (è il caso di chi scrive), ci sono poi i fedelissimi, ora e sempre. Tutti, però, riconoscono al Cavaliere i suo meriti sportivi: c’è un’intera bacheca di trofei che parla a nome del Berlusconi presidente del Milan. Questa evidenza non sembra tale, tuttavia, ai più trinariciuti esponenti della sinistra radicale. È il caso di Toni Negri, fervente milanista, che ha concesso una surreale intervista a Le Monde per fare il punto sulla cessione della società rossonera e rassicurare i radical chic francesi sul fatto che, a suo dire, i trofei vinti dal Milan non hanno nulla a che vedere con l’ex premier tanto odiato.

“Per i veri milanisti – ha spiegato l’ex leader di Autonomia operaia – la storia del Milan non inizia con Berlusconi, perché il Milan è all’inizio la squadra dei proletari di Milano (mentre l’Inter era quella dei “signori”). È vero che per 30 anni Berlusconi è stato associato al Milan, con l’effetto sorprendente di far sembrare l’Inter la squadra degli anti-berlusconiani. Ma questa schizofrenia dolorosa è stata sopportata da molti di noi. Gli italiani, per una squadra di calcio, sono pronti a (quasi) tutto, persino a questa sofferenza… Il vero Milan è Rocco e i suoi fratelli, i poveri, gli operai, i meridionali, i milanesi acquisiti”. La sociologia del tifo calcistico applicato alla politica andrebbe sempre dosata con parsimonia, soprattutto se si è un personaggio con tante e seriose pretese culturali.

Ma Negri non ha paura di sfidare il ridicolo, giungendo perfino a negare il ruolo di Berlusconi nelle vittorie milaniste degli ultimi 30 anni. “Il Milan – ha spiegato – è stato la vetrina politica e mediatica di Berlusconi, tanto più che vinceva in maniera formidabile. Berlusconi diceva: guardate come ho fatto vincere la mia squadra e come hanno fruttato i miei affari, farò la stessa cosa con l’Italia. Peccato che il Milan non vinceva perché Berlusconi ne era il proprietario, vinceva perché era il Milan”. Un ragionamento insensato, spiegabile solo con un fanatismo antiberlusconiano che rende ciechi di fronte alla realtà. E infatti Negri prosegue: “Il Milan è sopravvissuto a Berlusconi, è uno dei suoi titoli di gloria: anche se non vince più come prima, è probabilmente una delle sue vittorie più belle”. Già, i tifosi ne saranno entusiasti. C’è da chiedersi, a questo punto, come un tale strenuo avversario del capitale abbia accolto l’arrivo alla guida della società rossonera dell’opacissimo gruppo di investitori cinesi. Sentiamo Negri: “Sono curioso del nuovo partenariato con i cinesi. Sono sempre stato internazionalista, quindi perché no? Non sono mai stato sciovinista in generale e ancor meno nello sport”. Internazionalista: come il capitale finanziario.

Adriano Scianca

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3 Commenti

  1. Che cretino, adesso visto che ero interista (per modo di dire) mi tocca (per coerenza) diventare anche anti-interista, visto che sono nazionalista convinto!
    Si stanno già vedendo, gli effetti dell’internazionalismo, immigrazione dall’Africa e perdita della sovranità monetaria, poveri sciocchi che si reputano”cittadini del mondo”, senza patria e senza onore!

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