Christopher LeeMilano, 12 giu – Sir Christopher Lee, gigante tra i grandi dell’horror, è morto “per l’ultima volta” domenica scorsa a Londra, a soli 11 giorni dal suo novantatreesimo compleanno, in seguito a complicazioni respiratorie e cardiache. Nessuno come lui ha avuto la capacità di portare il male sul grande schermo, ma alla fine – al termine di una carriera con più di duecento film all’attivo – lo sguardo che uccide (The Gorgon) si è infine spento.

Una colonna (letteralmente) della settima arte – con ben 196 cm di altezza – Lee è stato il primo vampiro ad avere i canini appuntiti ed il mento sporco di sangue. Eppure non amava essere dipinto soltanto come l’eroe gotico transilvano, ed anzi temeva di finire come l’amico e precedente possessore dello scettro di re del male, Boris Karloff.

Fu proprio Karloff a dare al giovane conterraneo il consiglio più importante della sua carriera: i due si trovavano sul set di Prima dell’anestesia (Corridors of Blood) e confrontando le respettive carriere il mentore gli disse: “Do something other people won’t do, or can’t do, and you’ll be a success” (fa qualcosa che gli altri non vogliono, o non possono fare e sarai un successo, ndr). Ricordando l’episodio l’allora giovane attore dichiarerà: “me lo disse Boris (Karloff, ndr), come Lon Chaney l’aveva detto a lui. Non l’ho mai dimenticato. Divenne la mia parola d’ordine”.

Ce la fece davvero Lee a togliersi di dosso il mantello che la casa di produzione Hammer gli aveva cucito sulle spalle grazie al successo di Dracula il vampiro (Horror of Dracula)? Non completamente. Riuscì a non fossilizzarsi su di un unico ruolo, questo si, ma non fu mai realmente in grado di travalicare i confini teoricamente infiniti del “male cinematografico”. Riuscireste mai ad immaginare Christopher ‘la maschera di Frankenstein’ Lee protagonista di una commedia romantica? Sarà stato per via dell’altezza, per la sua voce cavernosa o per i suoi lineamenti glaciali, fatto sta che appena entrava in scena sapevi già su chi puntare gli occhi cercando il cattivo.

È questo forse il motivo principale per cui ripassando in rassegna oggi i suoi ruoli da “non cattivo” ci viene simpaticamente da sorridere: basti pensare al suo ruolo di Mycroft in La vita privata di Sherlock Holmes oppure ne La furia dei Baskerville – in cui è quasi ironico che a difesa del suo personaggio si scaglierà quel Peter Cusching che gli aveva dato invece la caccia interpretando Van Helsing nel suo più famoso ruolo. Ma come un compasso che disegna un cerchio, Lee tornava sempre al suo amato/odiato archetipo: fu La Mummia, il già citato Frankenstein, e poi demone, nazista, Mefistofele e addiriturra Fu Manchu – per ben cinque volte – il perifido genio del male orientale dei romanzi di Sax Rohmer.

Ma riuscì a disegnare anche un male più sofisticato. In uno delle sue pellicole più importanti degli anni ’70, The Wicker Man, interpreta Lord Summerisle ricco, eccentrico santone di un culto pagano in un’isola sperduta, con i capelli lunghi ed il maglione a collo alto.  Pian piano diviene culto, e comincia a collaborare con quei “grandi registi” che da bambini erano stati così terrorizzati dalle sue interpretazioni: Spielberg (1941: Allarme a Hollywood), Dante (Gremlins 2), Landis (Ladri di Cadaveri) e poi l’amato Burton (Il Mistero di Sleepy Hollow, La Sposa Cadavere, La Fabbrica di Cioccolato, Alice in Wonderland). lord-of-the-rings-the-return-of-the-king-2003-001-christopher-lee-1000x750

Ma ovviamente non si può non ricordare Christopher Lee senza citare un mago – vestito di bianco, con le mani scheletriche che “ondeggiano” su di un Palantír di un “certo” adattamento cinematografico di una “certa” trilogia. Trilogia scritta da un “gentile signore britannico” che l’attore conobbe personalemente: “Lo incontrai in un pub di Oxford. La trilogia era da poco uscita in libreria. Parliamo, circa, del 1956. Ero con degli amici e lo scorgemmo ad un tavolo. Uno di noi lo conosceva. Ci portò da lui e, a turno, gli stringemmo la mano. Aveva la pipa. Un vero genio. Solo un grande scrittore può creare un mondo alternativo al nostro, inventando delle lingue che si possono effettivamente parlare”.

Grazie alla trilogia de Il signore degli anelli cominciò una nuova giovinezza. La possibilità di spaventare una nuova generazione che non aveva potuto/voluto vedere Dracula il Vampiro. Proseguì quindi con il conte Dooku di Star Wars e tanti altri nuovi, e più o meno cattivi, ruoli.

Domenica scorsa, Sir Christopher Frank Carandini Lee – di origine italiana per parte di madre – ha lasciato definitivamente il “sarcofago dal grande schermo”. Oggi, entrando in sala senza di lui, purtroppo un brivido di meno ci percorrerà la schiena.

Davide Trovato

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