Il miglior simbolo dell’Europa morente sono i suoi leader senza figli

Image 1x1.transRoma, 17 mag – Serve essere un padre per essere un buon governante? Ovviamente no, l’esperienza quotidiana ci dice che il fatto di aver messo al mondo dei figli non è garanzia di alcuna particolare dote etica, né il fatto di non averne può di per sé essere considerato un handicap. La politica, però, è anche simbolo. O storytelling, come si dice oggi. Ebbene, la storia che ci raccontano i leader dell’Europa attuale è fatta di sterilità, di incapacità di saper costruire un futuro.

Per la prima volta, i capi di governo di Italia, Francia, Germania e Inghilterra non hanno figli. Paolo Gentiloni, Emmanel Macron, Angela Merkel, Theresa May: quattro leader europei (beh, diciamo tre leader più Gentiloni) e zero figli. Non sono i soli: il premier olandese Mark Rutte è un “single felice”, quello del Lussemburgo, Xavier Bettel, è apertamente gay, la leader scozzese Nicola Sturgeon è senza prole dopo aver subito un’interruzione di gravidanza a 40 anni. Ognuno avrà avuto le sue buone ragioni per non procreare, per carità, ma tutti insieme fanno un quadretto desolante. È l’immagine di una civiltà che ha perso tutte le sue spinte propulsive, qualsiasi volontà fondatrice, ogni capacità di autoperpetuarsi.


Non che il familismo ipocrita e bigotto che regna in America sia meglio, con quelle famiglie perfettine e quel giornalismo che ritiene sia “etico” spiare dal buco della serratura. Del resto l’influenza di Ivanka su Donald Trump sembra a tutti gli effetti disastrosa, quindi in quel caso sarebbe stato meglio un matrimonio sterile. Resta il fatto che l’Europa proprio non riesce a svincolarsi dall’immagine decadente e terminale che si è cucita addosso da sola. Del resto le statistiche sulla demografia parlano chiaro. Le stesse statistiche che poi inducono i suddetti leader a chiederci di accogliere più immigrati per “ripopolare” le nostre città e pagare le nostre pensioni. Gli immigrati: gli unici soggetti che oggi sia permesso accudire e coccolare.

Adriano Scianca

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