specRoma, 23 lug – “Il mio nome è Bond, James Bond”. Quando si pensa al celeberrimo agente segreto cinematografico al servizio di Sua Maestà a tutti viene in mente Sean Connery in smoking bianco, circondato da una nube di fumo di sigaretta, che con uno sguardo sornione e sarcastico recita questa frase ormai culto.

E poi ovviamente in cascata si pensa ai gadget i Q, alla Aston Martin, al Vodka Martini agitato ma non mescolato, alla Walter PPK e all’immortale tema musicale creato da Monty Norman. Ma gli elementi che forse più sono diventati iconici nella saga di 007 sono indubbiamente le Bond-girls e i Bond-villains. E quando si pensa ai nemici di Bond ovviamente il primo pensiero va alla SPECTRE, SPeciale Esecutivo per Controspionaggio, Terrorismo, Ritorsioni ed Estorsioni, la diabolica organizzazione criminale combattuta dall’agente britannico fin dall’esordio cinematografico, avvenuto nel 1962 con Dr.No (in Italia Licenza di Uccidere) e capeggiata dal perfido e geniale Ernst Stavro Blofeld, il misterioso N°1.

Combattuta per ben sei film, la SPECTRE sembrò definitivamente sconfitta nel film Diamonds Are Forever (Una Cascata di Diamanti) del 1971, ultima apparizione di Connery come 007 – se si esclude Mai dire mai, ma di questo si parlerà più avanti. Nel film Blofeld sembra finalmente morire nell’esplosione della base SPECTRE nella Baja California. Sembra, perché come dice una delle regole non scritte dei film, se non vedi il cadavere allora non è morto. E infatti nella mente dei produttori Albert Broccoli e Harry Saltzman, la diabolica nemesi di Bond sarebbe dovuta tornare nei film successivi, perché oramai uno 007 senza SPECTRE non era più immaginabile.

Ma poi si misero in mezzo questioni di copyright: i diritti per l’utilizzo dei personaggi della SPECTRE al cinema furono presi dallo sceneggiatore Kevin McClory, che si rifiutò di farli riutilizzare da Broccoli e Salzman e anzi nel 1983 ripropose in solitario un remake di Thunderball, utilizzando proprio Blofeld e la SPECTRE oltre che Sean Connery nel “suo” ruolo di 007, e che intitolò appunto “Mai dire mai”. Broccoli e Saltzman quindi furono costretti ad abbandonare nella serie “canonica” la perfida organizzazione criminale, lasciando spazio a nuovi criminali che lavoravano in proprio. Anzi, in For Your Eyes Only (Solo per i tuoi Occhi, 1981) nella scena iniziale fecero uccidere a Bond un misterioso avversario senza nome, calvo e spinto da un odio profondo e reciprocamente corrisposto nei confronti di 007.

Era chiaramente Blofeld, ma non lo nominarono mai proprio per i problemi di copyright. Era la fine della SPECTRE nei film di Bond? Così è sembrato per più di trenta anni. Poi è arrivato il reboot con un eccellente Daniel Craig che ha reintrodotto le origini di Bond in maniera più moderna, svecchiando un personaggio che oramai era diventato – soprattutto con Timothy Dalton e Pierce Brosnan – una specie di supereroe macchiettistico a tratti grottesco e facendolo tornare un agente segreto spietato e freddo ma dotato di ironia e cinico sarcasmo.

E dopo i primi tre film di Craig, l’annuncio del quarto film ha fatto sussultare tutti i fan. A far gridare al miracolo milioni di amanti di 007 è bastata solo la locandina, con un inconfondibile sagoma a forma di piovra e un titolo inequivocabile: SPECTRE! Nel nuovo film in uscita il 6 novembre in Italia, il cui trailer è uscito proprio ieri, tornerà infatti la fantomatica organizzazione nemica di Bond. Ovviamente riveduta e ritoccata, stando alle poche indicazioni del filmato: non più una organizzazione del male dedita solo al terrorismo più estremo ma una sorta di massoneria che muove segretamente i fili dei governi.

Ma come nasce veramente l’idea della SPECTRE? Proprio come James Bond, l’organizzazione criminale nasce dalla geniale mente di Ian Fleming, romanziere ma soprattutto ex membro dell’Intelligence della Royal Navy, quindi una persona che conosceva abbastanza profondamente le dinamiche di spionaggio, terrorismo e sabotaggio. Soprattutto uno che aveva accesso a informazioni “riservate” tanto da poter descrivere nei minimi dettagli la sala segreta delle riunioni del NKVD (il futuro KGB) di Mosca nel suo From Russia with Love (Dalla Russia con Amore, 1957) o raccontare del traffico dei diamanti di sangue all’alba delle politiche di decolonizzazione in Africa (Diamonds are Forever, 1954, totalmente diverso dal film in cui Bond combatte Blofeld) anticipando così di circa quaranta anni un tema divenuto di moda solo negli ultimi quindici anni, o immaginare la speculazione sui traffici aurei per influenzare l’economia (Goldfinger, 1959), fino a sospettare tentativi di infiltrazione nelle sottoculture etniche come controllo politico (Live and Let Die, 1954) . Come immaginava un uomo così addentro ai segreti dell’intelligence la più grande organizzazione criminale del mondo? No, non era una centrale del terrore che voleva portare il caos nel mondo per dominarlo. Nessun complotto mondiale per far cadere governi, nessuna trama segreta per portare a una dittatura retta da Blofeld. E Blofeld stesso è tutto tranne che un super criminale ricercato nascosto in una grotta. Insomma niente a che fare con la SPECTRE cinematografica.

Ernst Stavro Blofeld altro non è che un apolide di padre polacco e madre greca che durante la guerra si guadagna da vivere vendendo informazioni sia agli Alleati che all’Asse, per poi essere riconosciuto eroe di guerra da parte dei “liberatori” per il suo prezioso contributo come informatore. È proprio dopo la guerra che Blofeld fonda la sua organizzazione. Un’organizzazione dai fini puramente di profitto, un’internazionale capillare che mette in rete uomini infiltrati nelle principali organizzazioni criminali come la Mafia, le Triadi, la Unione Corse o anche in polizie segrete come quella russa o quella jugoslava di Tito. Una centrale che coordina e raccoglie i profitti di attività criminali come vendita di armi o di droga, rapimenti e riscatti ma anche di speculazioni più o meno legali attuate grazie ai propri elementi ben addentrati nel sistema capitalista occidentale o in quello comunista orientale. E che per essere presente e capillare in tutto il mondo si cela dietro un’organizzazione filantropica, con sede a Parigi, chiamata Fraternité Internationale de la Résistance contre l’Oppression e che come attività cardine ha l’assistenza ai profughi.

Insomma qualcosa di meno spettacolare ma sicuramente ben più realistico della SPECTRE cinematografica, perché se nel leggerne la descrizione – fatta per la prima volta nel romanzo Thunderball (Operazione Tuono) del 1961 – avete avuto una sorta di déjà-vu pensando a strani speculatori apolidi che si nascondono dietro organizzatori filantropiche che promuovono rivoluzioni colorate o a strani gestori di cooperative di assistenza profughi grazie alle quali vengono finanziate attività criminali o, per andare ancora oltre, a misteriose scuole di assistenza linguistica per profughi con sedi a Parigi e che gestivano in realtà movimenti di terrorismo internazionale, allora capite che la SPECTRE di Fleming è molto più vicina al mondo reale di quanto non possa sembrare a una prima lettura superficiale. E che noi ora vediamo solo la punta di un iceberg che già cinquanta anni fa era noto a chi aveva avuto accesso a carte e notizie piuttosto riservate.

Carlomanno Adinolfi

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