La censura non basta ad arginare le “fake news di destra”. Soros vuole un nuovo social

Soros censura bufale facebook nuovo socialRoma, 17 mag – I fautori del pensiero unico proprio non riescono ad accettarlo. Se negli Stati Uniti ha vinto Trump, in Inghilterra la Brexit e in generale i partiti populisti di “destra” riscuotono ampi consensi, non è perché una buona parte dell’elettorato ha legittimamente espresso opinioni differenti da quelle delle élite e degli amici di Soros, ma perché semplicemente erano “meno informati”. A rilanciare questa vecchia polemica, che almeno in Italia ha radici profonde che risalgono all’epoca del berlusconismo (“Berluscone ha rincoglionito i giovani con la tv commerciale!”) e che prosegue ancora con i vari Severgnini e Saviano che hanno appellato come “poveri ignoranti” gli elettori che si sono espressi per l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, adesso è Ethan Zuckerman. Un nome che giustamente non vi dirà nulla se non collegato al suo ruolo di consigliere della Open Society Foundations di George Soros, che adesso per contrastare le “notizie faziose provenienti dagli organi di informazione di destra”, propone la creazione di un social network pubblico alternativo a Facebook, “che abbia la missione civica di fornire una visione diversificata e globale del mondo”.

Sostanzialmente per Zuckerman Facebook non avendo “l’obbligo di fornirci una visione diversificata e pluralista” farebbe il gioco di questa presunta “rete social di destra”. Gli elettori di destra infatti leggerebbero solo “testate inaffidabili” e “poco autorevoli”. L’uomo di Soros lo ha provato con uno studio “scientifico”: “Insieme al collega Yochai Benkler abbiamo teorizzato una spiegazione diversa dell’elezione di Donald Trump. Con i nostri team di Harvard e del Mit, abbiamo analizzato 1,25 milioni di notizie, tenendo conto di collegamenti ipertestuali e menzioni su Twitter e Facebook al fine di mappare l’intero “ecosistema” dei media. Abbiamo scoperto che, mentre gli elettori di sinistra e di centro si informano attraverso i media tradizionali, la fonte principale di quelli di destra sui social è Breitbart, a capo di una rete di punti vendita online, notizie di parte e teorie complottiste”. Insomma se non leggi il New York Times, il Washington Post e non prendi per oro colato la verità fornita dalla Giovanna Botteri di turno, sei un ignorante che crede che la Terra sia piatta (e che per questo non dovresti votare, a meno tu non venga rieducato a dovere).

Una situazione che per gli uomini di Soros va cambiata radicalmente, visto che la censura su Facebook, il cosiddetto sistema anti bufale finanziato, guarda caso, proprio dall’Open Society di Soros, basata sulle segnalazioni, non è sufficiente. “Invece di concentrare le risorse sulle segnalazioni”, spiega Zuckerman, “un social media pubblico avrebbe il pregio di premiare la diversità del materiale, arginando quello quello ideologico che ora riscontriamo. Le migliori emittenti pubbliche nelle democrazie più sviluppate – Canada, Regno Unito, Germania – usano la loro posizione per offrire al pubblico un ampio spettro di idee e posizioni, agevolando un dialogo più ampio. Questo consentirebbe alla destra e alla sinistra di avere una loro rappresentanza. Essendo pubblica, potremmo poi discutere se questa piattaforma è giusta e imparziale. Potremmo capire poi se, qualora raggiungesse un pubblico abbastanza vasto, meriti i soldi delle nostre tasse. Forse finiremmo per odiarla. Ma ne abbiamo bisogno”. Una bella supercazzola. Fatta da chi dietro al fantoccio del pluralismo nasconde la volontà di procedere a passi spediti verso la costituzione del “ministero della Verità” di Orwell.

Davide Romano

 


 

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