Figc fascio maglietta Piola BerizziRoma, 15 mag – Il lavoro del “vigilante antifascista” è un lavoro a tempo pieno. Lo sa bene l’irreprensibile Paolo Berizzi di Repubblica, autore del dimenticabilissimo “Bande nere”, un uomo che da dieci anni tenta di accreditarsi come una sorta di Saviano ma con l’estrema destra al posto della Camorra. Un paio di mesi fa era rimasto vittima anche di una pesantissima intimidazione: qualcuno aveva inciso con le chiavi una svastica sulla sua macchina (un fatto divenuto oggetto addirittura di una interrogazione parlamentare). Questa volta Berizzi se la prende con la Figc. La colpa della Federazione Italiana Giuoco Calcio è stata quella di aver pubblicato, sul proprio sito in occasione della Festa della Mamma, la maglia che la madre di Silvio Piola cucì per lui in occasione del suo esordio con la nazionale. Il caso ha voluto che sulla maglietta dell’Italia degli anni ’30 lo stemma fosse un fascio littorio accompagnato dallo scudo di Casa Savoia.

Ovviamente Berizzi si guarda bene dal criticare lui direttamente la scelta della Figc, ma con il piglio del cronista di razza ci spiega di come la foto pubblicata abbia sollevato un vespaio di polemiche e di indignazione. I commenti avrebbero definito come “inopportuna” e “inaccettabile” la scelta della Federcalcio. Su Twitter l’utente MalVagia scrive che “il fascismo è reato. Ce ne fottiamo del perché l’hanno pubblicata”, mentre per Silvestro Melluso , “il fascismo non è un ideale è un reato. Va punito”.  “Ma come, dopo 5 ore non hanno ancora tolto questa schifezza? Quindi mi confermate che la FIGC è un’organizzazione fascista?”, è il pensiero di tale Lev Petrovich. Veramente una serie di considerazioni meritevoli di essere riportate, così almeno la pensa il commissario politico Berizzi. 

Dopo aver riportato ben tre commenti, Berizzi afferma con certezza che la scelta della Figc ha provocato una “mezza rivolta sui social”. In realtà la politicamente correttissima Federcalcio, sempre vigile nel mandare messaggi antirazzisti e antisessisti perfettamente in linea con il pensiero unico, ha rimosso la fotografia dopo l’articolo uscito su Repubblica (e non dopo i commenti dei social), fornendo così una nuova medaglia da appuntare in petto per il nostro vigilante antifascista. La didascalia della foto rimossa recitava così: “Una maglia azzurra per raccontare la festa della mamma”, mentre la scritta realizzata dalla mamma di Piola era questa: “Vienna. 24 marzo 1935. Austria 0 Italia 2. Piola ha segnato entrambi i goal. Prima partita di Piola in Nazionale”. Eppure Berizzi per farci credere che la rivolta sui social ci sia stata riporta addirittura il commento del prestigiosissimo “Osservatorio sulle nuove destre” gestito dal delatore professionista Saverio Ferrari: “È una scelta a dir poco infelice, delle due l’una: o è un infortunio, ed è comunque grave. O è una scelta voluta, il che sarebbe ancora peggio”.

A conferma che la polemica sia stata inventata di sana pianta dal commissario politico che scrive su Repubblica e dal suo amico Saverio Ferrari, ci sono proprio i commenti sotto il suo articolo pubblicato dal giornale di De Benedetti, dove la maggior parte delle persone, in molti spiegano di essere anche di sinistra, contestano l’oggetto dell’articolo. “Ma basta! E’ solo una maglia sportiva! Quello era lo stemma dell’epoca, c’è bisogno di farne una notizia?“, per non parlare di chi si dice un convinto antifascista e commenta così l’articolo di Berizzi: “Io a casa conservo gelosamente un quaderno di scuola di mia madre, pieno di fasci e inneggiante al regime. Dovrei forse buttarlo?”, “Io ho le foto di mia mamma, nata nel 1920, in divisa di giovane fascista….e quindi che dovrei fare, buttarle?”. I commenti sono quasi tutti di questo tenore e per vederlo basta andare sull’articolo di Repubblica. Questa sì che è stata una mezza rivolta contro l’articolo di Berizzi (su un quotidiano di sinistra), non quella inventata dal nostro commissario politico contro la Figc, al solo scopo di ottenere un po’ di visibilità e svolgere il proprio compito da “vigilante”.

Davide Romano

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