Roma, 11 ago – Forse vi siete persi l’ultima faida che sta animando il mondo lgbt. In questo caso seguiteci: ne vedremo delle belle e avremo un esaustivo spaccato della mentalità e del linguaggio di quel mondo. Pare di capire che, in realtà, la maretta covasse da un po’, ma il casus belli è stato la condivisione, sulla pagina facebook di Arcilesbica, di un articolo in inglese il cui titolo recita: “Io sono una donna. Tu sei una donna trans. E questa distinzione conta”. Bum.

Il Movimento identità trans non la prende bene e giudica l’articolo “a dir poco personalistico, contraddittorio, inaccurato e transfobico”. Sotto accusa è “la presunzione di fare una distinzione di valore tra donne ‘vere’ e donne trans” e “addirittura di trasformare l’esperienza trans in un sistema di potere oppressivo e dominante che mette a rischio la sicurezza stessa delle donne”. Da qui la richiesta di sapere “come si pone il direttivo di Arcilesbica Nazionale nei confronti di questa scelta? Qual è la visione politica intrapresa da Arcilesbica Nazionale su temi quali violenza transfobica, transfemminicidio, marginalizzazione sociale, diritti, cura, ma anche sessualità, generi, socialità, associazionismo Lgbtqia, se come associazione essa supporta tale pensiero e tali pratiche transfobiche e transmisogine?”. È un attimo a far scattare la consueta gara a chi è più discriminato: “Le donne trans sono molto spesso a rischio di violenza misogina proprio in quanto donne, e insieme a rischio di violenza transfobica”.

La replica non si fa attendere. Con mossa a sorpresa, Arcilesbica scatta di lato: “Da quando la nostra associazione ha espresso criticità nei confronti della gestazione per altri siamo sottoposte a volgari attacchi e accuse gratuite di omofobia prima, di transfobia ora”. Ah, ecco svelato l’arcano: è l’utero in affitto la vera pietra dello scandalo. E comunque che male c’è se le donne senza pene si incontrano da sole, senza quelle con il pene (sic)? Leggiamo: “E se delle donne cis-gender si incontrassero solo tra loro, a chi farebbero paura? O ciò che spaventa ancora, in fondo, è più in generale l’autonomia delle donne? Il fatto che delle donne – senza pene – desiderino degli spazi separati è motivo sufficiente per fondare delle accuse di transfobia?”. Poi l’affondo: “Non vi faremo un lungo elenco di domande su come vi posizionate rispetto alla violenza maschile sulle donne”. Beh, un po’ lo state facendo, ragazze.

A questo punto, però, il match si fa duro e il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli fa invasione di campo: “Arcilesbica nazionale ha scelto di uscire dal movimento Lgbtqi” (ma prima non c’era anche una “a”?). Il circolo “condanna con forza il violento attacco alla comunità trans e si impegna a stigmatizzare in ogni contesto interassociativo queste prese di posizione, affinché non passino sotto silenzio e non influenzino in alcun modo il cammino di unità e libertà del movimento”. Arcilesbica, comunque, non resta a guardare e rilancia, attaccando la “Santa Inqueerizione”. “Il Mieli – dice Arcilesbica – si sforzi di onorare il nome che porta, ritrovando la capacità di esprimersi con le idee e non con volgari e squilibrate accuse, scusabili forse in un fine serata al Mucassassina”. Dovrebbe essere un’allusione o qualcosa di simile. Più conciliante la replica di Arcigay: “Le donne transgender e cisgender hanno sicuramente percorsi diversi – come ciascun* di noi, d’altronde – ma sono accomunate innanzitutto dall’esperienza di violenza,oppressione e dicriminazione a cui le costringe una società misogina, maschilista, omotransfobica e eteronormativa”. Come a dire: calma, ragazze, che voi siate donne con il pene o senza pene, avete pur sempre un nemico comune, il maschio etero. È o non è un mondo fantastico?

Adriano Scianca

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