Raqqa, 13 ott – A Raqqa, eletta capitale siriana dell’autoproclamato Stato Islamico l’Isis è quasi del tutto sparito. Controlla a malapena il 10% del territorio. Le Forze Democratiche Siriane (un’alleanza di milizie dominate dal YPG curdo e appoggiate dagli Usa) sono avanzate in città e i terroristi sono asserragliati in pochi quartieri. Ormai anche il Black Stadium e l’ospedale generale, due luoghi strategici dove i terroristi sono nascosti tenendo in ostaggio numerosi civili che vengono usati come scudi umani, stanno per cadere. In tutti gli altri quartieri della città, i jihadisti dell’Isis sono circondati e non hanno scampo.

Anche i grandi capi dell’Isis stanno cominciando a cedere a Raqqa. Il primo ad arrendersi è stato il capo della Polizia Islamica, e dopo di lui la lista di quanti ormai hanno deciso di ammainare la bandiera nera e issare quella bianca, in segno di resa. In un paio di giorni si sono arresi oltre 28 comandanti. La voce che circola è che nel giro di tre giorni Raqqa verrà completamente liberata dall’Isis. Pare che l’Isis stia anche negoziando la sua resa, chiedendo la creazione di un corridoio per lasciare la città.

Se le operazioni procederanno a rilento, fanno sapere dalle Sdf, è per evitare inutili stragi di civili dovute all’uso degli abitanti di Raqqa come scudi umani. Finora i civili salvati mediante l’evacuazione delle zone in cui le forze democratiche stanno combattendo lo Stato Islamico, sono almeno 350, molti dei quali sono donne e bambini. Vengono assistiti e messi in salvo, e se feriti vengono curati. Sono ancora troppo pochi, però, dal momento che  il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha dichiarato che qualle in corso è “La peggior crisi per i civili siriani dai tempi dell’ultima battaglia di Aleppo nel dicembre 2016”.

L’offensiva delle Sdf è cominciata qualche giorno fa, dopo che gli Stati Uniti hanno inviato un carico eccezionale di aiuti militari, il più grande pacchetto inviato finora. Questo ha reso possibile l’assalto finale alla città divenuta nel 2014 la roccaforte degli islamisti in Siria.

Anna Pedri

 

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