Roma, 16 apr – Dal punto di vista di chi come noi, che siamo l’unico mondo, in senso heideggeriano, radicalmente e geneticamente altro nei confronti del meccanismo tenebroso di cui al sistema epocale dominante, il Natale di Roma, innanzitutto, non è, e non può essere, una “commemorazione” né tantomeno una “celebrazione” che ipocritamente finga di rammentare “qualcosa” che agli attori e comparse della stessa, non interessa alcunché, essendone intimamente estranei. L’evento non può e non deve essere considerato nemmeno quale “nascita”, atteso che, come insegna Hegel, “colui che nasce è per morire!”. Roma, infatti, non è mai nata per la semplice ragione che non è mai morta, essendo eterna.

Roma è l’irruzione (ergriffeneit, dice Kerenyi) del Sacro nella storia, è la epifania del principio cosmico indoeuropeo della luce e dell’ordine che si manifesta tra gli uomini, poiché dai cieli quale paradigma platonico, si storicizza, diviene fenomeno straordinariamente rivoluzionario in quanto portatore dello spirito che dona ai popoli, essendo l’ultimo, immenso, misterioso e terribile tentativo eroico di restaurare la regalità divina primordiale onde fermare, per un intero ciclo, illuminandole, l’avanzare delle tenebre dell’età oscura. In estrema sintesi questo è, e deve essere, per noi Roma – e dico è poiché , se, dopo l’irruzione nel divenire umano, Roma si è ritirata nei cieli, negli stessi cieli è ab aeterno presente quale archetipo platonico dell’essere, puro, luminoso e sereno proprio come lo è l’uomo romano come exemplum della regalità spirituale e guerriera – l’archetipo che, se è nei cieli lo è anche e soprattutto nel “luogo” che è il più “celato” (cielo deriva da celare) è cioè nell’animo!

E qui è manifesto totalmente il nostro essere, e dover essere, differenziati, in quanto la nostra stessa natura intima, e cioè la nostra visione spirituale della vita, è Roma quale Idea vivente, che è realtà tanto metafisica da essere la “cosa” più evidente agli occhi di chi vuol e sa vedere: il sole sorge sempre poiché anànke, che è la necessità cosmica, ha deciso, in illo tempore, che ciò debba avvenire ed infatti avviene, così nella stessa guisa l’ordine stesso del cosmo è la presentazione quotidiana, continua e perenne, quasi eterna, precisa Platone, della idea di Roma che è, nella dimensione essenziale e quindi sottile, autorità, giustizia, ordine e gerarchia, e quindi vita, salute e felicità del popolo e della natura. Questo significa vivere, esperire, amare e gioire dell’idea di Roma in quanto si è autentica comunione vivente, come simile con simile, con essa in quanto cosmo medesimo, la natura tutta nelle sue molteplici dimensioni.

Pertanto, ciò che tanti spiriti eccelsi nei secoli hanno visto con i loro occhi visionari, sono esattamente il mito e il simbolo dello stesso ordine spirituale che Roma ha donato, elargito, insegnato ed edificato, in oltre mille anni, per tutti gli sterminati popoli dell’immenso Impero, quale Sacro Graal mediterraneo che tutti li ha contenuti e protetti, popoli che, magicamente, divenivano nel tempo ed erano per sempre romani e quindi difensori, a costo della loro stessa vita, fedeli e tenaci dell’idea di Roma: Elio Aristide, retore asiatico del II sec. d.C., declamò innanzi all’Augusto Antonino Pio, l’encomio solenne da lui composto e dedicato solo a Roma come realtà spirituale, metafisica, ideale e non come città o realtà fenomenica, generatrice quindi di pace, benessere, luce, gioia e felicità per i popoli che aveva associato al suo destino, come solo Omero ed Esiodo avevano auspicato e sognato nei loro canti.

Se Roma è tutto ciò per il nostro cuore e per la nostra mente, se la sua idea vivente è il faro che da sempre illumina la rotta delle navi dei popoli d’Europa, se il mito sacro di Roma è da sempre, e particolarmente per le rivoluzioni tradizionali del ventesimo secolo, l’unica via per la salvezza della stessa Europa e della sua anima, in questa larvale e terminale età oscura. Per noi, quindi, il Natale di Roma è, e non può non essere, l’evento festivo di ogni giorno e per tutta la vita, nella stessa guisa in cui il Flamen Dialis è, come dice Plutarco, quotidie festivo quale “statua vivente di Juppiter”!

Giandomenico Casalino

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2 Commenti

  1. “È la epifania del principio cosmico indoeuropeo(??) della luce e dell’ordine che si manifesta tra gli uomini”.
    Se fosse epifania del principio cosmico indoeuropeo si tratterebbe già di una parzialità in origine e quindi non di Roma.

  2. https://www.youtube.com/watch?v=v9cewxVsgOs

    “Stamattina o Quiriti, verso l’alba, Romolo, padre di questa città, è improvvisamente sceso dal cielo e apparso davanti ai miei occhi. […] mi disse: Va e annuncia ai Romani che il volere degli Dei è che la mia Roma diventi la capitale del mondo. Che essi diventino pratici nell’arte militare e tramandino ai loro figli che nessuna potenza sulla Terra può resistere alle armi romane.”

    Tito Livio, Ab Urbe Condita I, 16

    SEMPER FIDELIS ! W I D S …

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