Tunisi, 11 gen – La tanto decantata Rivoluzione dei Gelsomini, quella che ha dato il via alle cosiddette primavere arabe, è stata un flop. E le proteste che si sono riaccese in questi giorni in Tunisia ne sono la dimostrazione. Finora 328 persone sono state arrestate in seguito ai disordini scoppiati in seguito alle manifestazioni contro il carovita e la povertà. Furto, devastazione e saccheggio di beni pubblici sono i capi d’accusa contro le persone arrestate, per lo più giovani.

Le manifestazioni sono cominciate già da alcuni giorni, mediante un movimento popolare che si definisce apartitico denominato #Fech_Nestanew («Cosa stiamo aspettando»). Qualcuno però afferma che ci sarebbero anche alcuni appartenenti al Fronte Popolare, raggruppamento di sinistra all’opposizione. Vogliono denunciare il forte aumento dei prezzi e la politica del governo, e chiedono il ritiro della Legge finanziaria 2018, annunciando una nuova manifestazione per sabato 13 gennaio.

Numerosi i saccheggi e le violenze, gli scontri le sassaiole, i blocchi stradali, i pneumatici bruciati, ai quali segue la repressione da parte della polizia che lancia gas lacrimogeni. In alcuni casi è toccato all’esercito prendere il polso della situazione e sostituirsi alla polizia. Stando a quanto riportano alcuni media locali sarebbero stati arrestati presunti terroristi tra i facinorosi, tra cui si nascondono esponenti di movimenti sospetti ed estremisti islamici.

Sta di fatto che le istanze che questi manifestanti portano avanti sono più o meno le stesse di quelle del 2011, quando il Medio Oriente cominciò a infiammarsi, proprio in questi stessi giorni, dando il via alle rivolte islamiche che hanno cambiato gli assetti dell’area.

All’epoca un ambulante di Sidi Bouzid si diede fuoco, a causa dell’economia in crisi e del governo autoritario. Si era detto che la transizione verso la libertà era stata compiuta e che il sangue versato dai manifestanti avesse portato a un Paese moderno e laico, da prendere a modello. Sette anni dopo, la gente è tornata a scendere in piazza, con gli stessi problemi.

Anna Pedri  

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