Roma, 16 ago -Lloret de Mar ricorda Colonia. Quando oltre mille immigrati violentarono centinaia di ragazze tedesche durante i festeggiamenti del Capodanno 2016, alcuni opinionisti dei nostri tg, tra cui Mentana, si chiesero: “Ma possibile che i ragazzi tedeschi non siano intervenuti?”. Ad una generazione cresciuta a pane e pacifismo, tra cartelli colorati “Refugees welcome” e rifiuto di ogni violenza, si chiedeva all’improvviso di mostrare coraggio, forza, anche fisica, di fare i “maschi” e difendere le “donne”, anche a costo di beccarsi qualche coltellata da un magrebino. Il caso di Niccolò Ciatti, ammazzato con un calcio in faccia in una discoteca di Lloret de Mar, ha dei punti in comune con le reazioni seguite dopo i fatti di Colonia. In tanti si sono chiesti: “Possibile che nessuno sia intervenuto? Possibile che i suoi amici non l’abbiano difeso?”.

In un’intervista tv, un amico di Ciatti ha detto: “Nessuno ci ascoltava, nessuno è intervenuto”. Sul momento qualcuno avrebbe potuto replicare: “E come mai proprio tu, da amico, non lo hai difeso?”. Poi però guardando il filmato si nota uno dei suoi amici anche lui in terra a prendere calci in testa, mentre gli altri timidamente cercavano di intervenire ma venivano allontanati con i pugni dai 3 ceceni. Il migliore amico di Ciatti ha dichiarato: “Abbiamo cercato di fare il possibile per salvarlo ma le abbiamo prese (…) ci siamo buttati in mezzo ma siamo ragazzi normali, non ci siamo mai trovati in una situazione del genere”. Il punto è sempre quello.  Senza guerra né avventura, senza i loro “surrogati”, che si tratti della militanza politica di piazza, dello stadio o della “strada”, non ci si può aspettare alcun tipo di preparazione in situazioni del genere. I genitori di chi ha oggi 20/30 anni hanno creato una società fondata sul numero verde “anti bullismo” e sulle denunce per un semplice insulto. Hanno demonizzato il coraggio e la forza, esaltato la vigliaccheria e l’empatia da due soldi, divinizzato le “emozioni”, deriso il senso dell’onore e gettato nel ridicolo la “virilità”. Ma adesso da dietro uno smartphone e bevendo un buon “kaffèèè” puntano il dito contro gli amici di Niccolò Ciatti.

Bandito il senso del tragico dalle nostre esistenze, solo episodi del genere, o gli attentati, ci ricordano l’importanza di alcune predisposizioni “ancestrali”, che la civiltà del (presunto) benessere non ci esonera dall’essere uomini. Non ci rendiamo conto che siamo noi l’eccezione: l’Europa occidentale, l’Italia in particolare. In Asia, in Africa, in Medio Oriente, in Sudamerica, ma anche in Russia, in Europa dell’Est e perfino negli Stati Uniti, non funziona così. In tutto il resto del mondo, seppur malato, il rapporto con la guerra, le armi, la forza, anche fisica, la brutalità, è vivo. Se le nostre società non fermeranno la guerra all’Uomo, al Maschio, se non torneremo come lupi ad “accendere un fuoco nella notte e a difendere un confine”, per citare Adriano Scianca, saremo destinati a soccombere.

Davide Di Stefano

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3 Commenti

  1. ………Occorre educazione, autodisciplina per ogni individuo, altrkmenti è solo una bestia ….. Occorre la capacità di difesa nel momento in cui si viene aggrediti.. Qui la colpa è dello Stato o dei genitori che non provvedono a far segurire ai ragazzi un corso di difesa adeguato..invece della solita piscina o similari

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