AlitaliaRoma, 11 ott – L’aumento di capitale si farà. Ed è ancora una volta lo Stato ad intervenire per evitare che Alitalia sia costretta a lasciare a terra i propri mezzi. Eni infatti aveva annunciato che, stanti i 30 milioni di debito della società nei suoi confronti, entro domani avrebbe lasciato i velivoli senza rifornimenti di carburante. Il pericolo sembra quindi sventato, almeno per il momento.

 

Il partner individuato dal governo per partecipare alla nuova iniezione di liquidità è l’outsider che fino a pochi giorni fa nemmeno sembrava tra i candidati. Si facevano infatti i nomi di Ferrovie e Fintecna, ma alla fine saranno le Poste a contribuite con 75 milioni (su 300 totali) a dare una boccata d’ossigeno – sia pur temporanea – ai conti dell’azienda. Si potrà obiettare che Poste Italiane, pur controllate al 100% dal Ministero dell’economia e delle finanze, sono un gruppo di diritto privato, quindi indipendente e autonomo. Formalmente è così, ma nella sostanza sarà di nuovo l’intervento pubblico a sopperire alla mancanza di capitali privati disposti a rischiare. Come dal 1861 ad oggi.

 

«Ce l’abbiamo fatta» il commento del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi, Pdl. Certo, si riporta l’ex compagnia di bandiera al campo base dopo la discesa nell’abisso che rispondeva al nome di patrimonio netto in negativo. Ora si tratta di riprendere quota attraverso un piano industriale concreto che possa garantire continuità ben oltre il breve termine nel quale, senza un cambio di rotta di ampio respiro, si rischia di dover ripartire daccapo per l’ennesima volta. E potrebbe anche essere l’ultima.

Filippo Burla

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