Amianto alla Olivetti: a processo De Benedetti, Passera e Colaninno

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Amianto alla Olivetti, a processo l’ex amministratore delegato Carlo De Benedetti

Ivrea, 5 ott – Il gup del tribunale di Ivrea ha decretato oggi il rinvio a giudizio per Carlo De Benedetti, Corrado Passera e Roberto Colannino, insieme ad altre 17 persone.

Amianto all’Olivetti

I tre sono rispettivamente ex presidente il primo, ex amministratore delegato e  exco-amministratore delegato gli altri due, della Olivetti di Ivrea. L’indagine a loro carico – e che ha portato al rinvio a giudizio – riguarda le morti di 13 dipendenti dell’azienda, dovute secondo gli inquirenti al contatto con fibre d’amianto. Da qui l’inchiesta che vede coinvolti nomi del gotha dell’imprenditoria italiana. Con loro vanno a giudizio ex alti dirigenti della storica realtà eporediese, mentre è archiviata la posizione degli amministratori all’epoca privi di deleghe esecutive. Prosciolti anche i figli di De Benedetti, Marco e Rodolfo, mentre andrà a processo il fratello maggiore di Carlo, Franco Debenedetti (il diverso cognome è esito di un errore dell’anagrafe)

Come parti civili, oltre ovviamente ai familiari delle vittime, sono stati ammessi anche i sindacati Fiom e Fim, il comune di Ivrea, la città metropolitana di Torino, l’associazione familiari vittime amianto di Casale Monferrato e l’Inail.

“In dibattimento chiariremo le responsabilità di questa vicenda in Olivetti c’era una struttura organizzativa molto complessa che era in grado di risolvere i problemi in modo tempestivo”, ha spiegato l’avvocato Tomaso Pisapia (figlio del più celebre Giuliano, il sindaco di Milano), avvocato difensore dei De Benedetti.

De Benedetti e Olivetti, una lunga vicenda

La posizione più pericolosa sembra essere quella di Carlo De Benedetti, amministratore delegato della Olivetti dal 1978 al 1996. Un periodo di tempo abbastanza lungo per trasformare l’azienda che aveva creato il primo personal computer della storia e portarla nel più anonimo dei margini della realtà industriale italiana.


Definito da Mario Giordano un “cannibale che divora le aziende”, il giornalista dalle pagine de Il Giornale non ebbe pietà: “Il suo capolavoro resta naturalmente l’Olivetti. L’Ingegnere ha bruciato a Ivrea 15.664 miliardi delle vecchie lire. Le azioni crollarono da 21mila all’abisso delle 600, furono persi decine di migliaia di posti di lavoro, l’intero distretto produttivo del Canavese venne raso al suolo, seppellita per sempre una storia industriale d’eccellenza”. Niente male per un sedicente imprenditore, naturalizzato svizzero, con il vizio di farsi passare per illuminato e progressista.

Ci mettono il carico Davide Cadeddu e Giulio Sapelli, ordinario di storia economica alla statale di Milano, in una biografia dedicata ad Adriano Olivetti: “L’arrivo di Carlo De Benedetti e la sua presa di possesso degli uffici: un esempio di mancanza di stile che rimarrà memorabile nelle storie del saper vivere internazionale, con l’ondata di terrore aziendale che ne seguì e con il contagio di opportunismo che determinò, dissipando repentinamente il patrimonio di lealtà organizzativa costruito in decenni e trasformandolo in vuoto di fedeltà zelante di ossequio”.

Filippo Burla

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