noexpoRoma, 4 mag – “Il peggio è stato evitato” dice il ministro Angelino Alfano in un’intervista al quotidiano ‘Corriere della Sera’ sui disordini a Milano in occasione dell’inaugurazione di Expo. E non importa se a farne le spese sono i commercianti e gli artigiani i cui negozi sono stati saccheggiati o incendiati, o decine di comuni cittadini che hanno visto le loro auto andare a fuoco. Nessuna presa di responsabilità da parte del capo del Viminale, al contrario tanta soddisfazione perché non ci è scappato il morto. Sì, perché “secondo le notizie che avevamo raccolto da tempo, la manifestazione del 1° maggio poteva essere un nuovo G8” afferma il ministro, e assicura che “nei giorni passati c’è stata una forte attività di prevenzione che ha permesso 2 arresti, 52 denunce, 32 espulsi e tantissimo materiale sequestrato”. Si stenta a credere a queste affermazioni visto quanto accaduto e tenuto conto che in Italia ogni anno vengono spesi circa 200 milioni di euro per le intercettazioni telefoniche.

Alfano spiega: “Mentre esplodono le bombe carta, uomini e donne delle forze dell’ordine devono prendere decisioni e io posso dire che hanno fatto una scelta intelligente perché i manifestanti volevano essere inseguiti in modo che si scoprissero i presidi che impedivano ai manifestanti l’accesso al centro storico della città. Hanno lanciato le molotov per distrarre gli agenti e pianificare attacchi altrove, invece si è riusciti a impedirlo”. La vittoria è stata, come dichiarato dal ministro, impedire ai contestatori l’assalto all’Expo gate di piazza Cadorna.

A questo punto è naturale chiedersi se il bene da tutelare era solo l’Expo gate o anche la sicurezza dei cittadini e dei loro beni. Come possono 500 attesi devastatori penetrare i blocchi di sicurezza e distruggere indisturbati una città? E come possono sfuggire agli arresti nonostante le milionarie e avveniristiche tecnologie potenzialmente a disposizione delle forze dell’ordine e ampiamente utilizzate, invece, in occasione di altri eventi?

Qualcuno ha ipotizzato che la mancata risoluzione dei fatti, da parte delle forze dell’ordine è da ricercare nel depotenziamento della forza pubblica a seguito degli ultimi eventi relativi al G8 di Genova. Altri plausibilmente parlano di incompetenza dal momento che esistono, all’interno degli organi preposti, persone lautamente pagate che avrebbero dovuto stabilire un piano sicurezza a tutela di tutti e non solo dell’obiettivo sensibile. A maggior ragione se le informazioni relative all’inaugurazione vengono apprese con molto anticipo, se si è a conoscenza dei prevedibili incidenti già mediaticamente annunciati, e si conosce ormai il “modus operandi” dei black bloc e consimili dei centri sociali.

Altri ancora credono che il mancato intervento delle forze dell’ordine sia stato volontario e finalizzato a trovare nella devastazione una scusa per realizzare l’ennesimo decreto di legge proibizionista e lesivo della libertà d’espressione, diritto garantito dalla costituzione, visto che il ministro Alfano ha dichiarato nella stessa intervista di ieri che:

Stiamo lavorando per i divieti preventivi come avviene per le partite di calcio… Quando c’è un alto indice di pericolosità sarà proibito sfilare nel centro delle città, proprio come già avviene quando si impedisce ai tifosi di andare in trasferta” e prosegue: “intanto daremo uno strumento più efficace ai prefetti… Nel nuovo disegno di legge sulla sicurezza urbana abbiamo previsto l’arresto differito per i manifestanti in modo da avere ancora più poteri per bloccarli e inaspriremo il trattamento sanzionatorio per chi porta un casco o altri indumenti per celare la sua identità“.

Questa la risposta all’incapacità di gestire l’ordine pubblico in Italia: come avviene negli stadi e per le trasferte “a rischio”, si evita il problema a suon di divieti, da loro chiamati “preventivi”. Così dopo aver dimostrato la sua totale deficitarietà con il problema dell’immigrazione e degli sbarchi incontrollati negli ultimi due anni, Alfano dimostra, con questo ennesimo fallimento, di non essere in grado di ricoprire un ruolo così importante e delicato.

Marta Stentella

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