genmiRoma, 9 giu – Stefania Giannini, Ministro dell’Istruzione, avrebbe detto addio alla “Strategia nazionale di contrasto alla discriminazione delle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans” dell’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali).

Questo è quanto si legge in alcuni siti gay  in relazione al Workshop dell’Asse Educazione e Istruzione organizzato da Unar e RE.A.DY che si è svolto lo scorso 4 maggio. Le associazione LGBT denunciano innanzitutto l’assenza di un interlocutore istituzionale del MIUR all’incontro e poi la decisione, a loro dire della Giannini, di interrompere qualsiasi progetto di contrasto al bullismo omofobico nelle scuole.

Il Circolo Mario Mieli in una nota denuncia: “Nel corso di un incontro in calendario presso una sede della Presidenza del Consiglio abbiamo appreso con sconcerto che tutte le azioni originariamente previste in quest’ambito sono state cancellate su richiesta e iniziativa del Ministero dell’Istruzione“. “In particolare, i momenti di formazione dei dirigenti scolastici sui temi del bullismo omofobico e transfobico verrebbero eliminati in favore di non meglio precisati interventi contro tutte le discriminazioni che devono essere ancora persino immaginati“, denuncia l’associazione.

Il presidente del circolo Mario Mieli, Maccarone, aggiunge che si tratta di “una decisione gravissima e un pessimo segnale alla luce del preoccupante fenomeno del bullismo omofobico e degli impegni che il governo aveva assunto con il Consiglio d’Europa per il contrasto alle discriminazioni verso le persone lgbt” e che “di fatto -aggiunge ancora Maccarone- il Governo si è piegato alle pressioni proprio dei gruppi integralisti e omofobi che, attraverso una intensa campagna di propaganda e di disinformazione, si oppongono con forza a qualsiasi intervento di informazione corretta sui temi dell’omosessualità e transessualità nelle scuole”. Alla denuncia del Mieli si associano anche Agedo, Arcigay, ArciLesbica, Associazione Radicale Certi Diritti, Equality Italia, Famiglie Arcobaleno, Gay center e Mit.

Riassumendo, la scuola pubblica, secondo le associazioni LGBT, si priverà dei programmi contro il bullismo omofobico in seguito alle incessanti pressioni dell’integralismo cattolico, lasciando che gli studenti, come si legge in una nota, “giorno dopo giorno siano costretti a vivere un vero e proprio calvario in classe”.

Inutile ribadire che questo allarme omofobia non è così diffuso come denunciano le associazioni che parlano addirittura di “calvario degli studenti”. Ricordiamo che Oscad, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, ha reso noto che in 3 anni ci sono state 83 segnalazioni riguardanti l’orientamento sessuale: neanche 30 casi l’annoMa il punto non è neanche questo.

Le associazioni LGBT denunciano con sconcerto e indignazione la sospensione della “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”. In realtà non si tratta di una sospensione o di un blocco voluto dai cattolici integralisti, ma si tratta semplicemente della fine di un progetto che aveva durata biennale (2013/2014 e 2014/2015).

Nello specifico, il progetto sottoscritto il 20 novembre del 2012, dall’allora ministro del Lavoro, Elsa Fornero, con delega alle Pari opportunità, aveva come obiettivo, tra gli altri, la diffusione e l’attuazione di programmi volti a incrementare la “conoscenza delle nuove realtà familiari, superare il pregiudizio legato all’orientamento affettivo dei genitori” per evitare discriminazioni solo ed esclusivamente per il biennio 2013/2015. Al termine di questo biennio si sarebbero tirate le somme, fatte le opportune valutazioni, anche statistiche, ed eventualmente si sarebbe trasformata tale Strategia in legge.

Questo è accaduto. Il mondo LGBT è stato l’unico interlocutore e pilota esperto di un progetto ora terminato ma che è stato tempestivamente introdotto nel nuovo ddl “La buona Scuola”. Vale a dire che, senza aver consultato l’opinione pubblica, nel decreto è presente un articolo che, supportando l’attuazione di programmi di “parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”, modificherà l’approccio scolastico e perciò culturale del concetto di genere Uomo e Donna a favore dei generi Lgbt. Questa notizia era già stata annunciata qui quando il Pd ha approvato l’emendamento “gender”.

Ci si chiede a questo punto il perché di tanta indignazione da parte delle associazioni LGBT che invece hanno ottenuto la loro vittoria. Forse il problema sono gli oltre 10 milioni di euro, dei contribuenti, che i governi avevano stanziato per questo progetto in favore delle varie associazioni di area LGBT coinvolte nella stesura della strategia e nell’attuazione nelle scuole dei suddetti programmi?

Marta Stentella

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