Roma 16 mar. – IMG_7097Avevano promesso in un video che la bandiera nera con i versetti del Corano ricamati sopra, simbolo tristemente noto dell’orda Isis, sarebbe presto sventolata sul Colosseo. L’Isis avrebbe così simboleggiato la presa di Roma, capitale della cristianità, e lanciato l’attacco definitivo nel cuore dell’Europa, ma qualcuno li ha battuti sul tempo.
Nella mattinata di ieri dall’anello più alto del Colosseo, sull’arcata che affaccia sull’arco di Tito, ha sventolato per circa dieci minuti la bandiera della Repubblica Araba di Siria, un tricolore enorme di circa 8 metri con i tradizionali colori nero bianco e rosso e le due stelle verdi nel centro.

Una beffa clamorosa per i miliziani jihadisti e anche per il servizio di sicurezza del monumento che è risultato quanto mai permeabile. L’azione è stata rivendicata da un gruppo di attivisti europei che dall’inizio dell’attacco terrorista alla nazione del presidente Assad ha sempre supportato la causa dei legittimisti siriani.

Il gruppo, che si chiama Fronte Europeo per la Siria, ha diffuso un comunicato con le foto del blitz in cui spiega: “Da quattro anni in tutta Europa, denunciamo le devastazioni e le violenze subite dal popolo siriano. Quello che era un tempo una nazione moderna e civile simbolo della convivenza interreligiosa è oggi ridotta ad un campo di battaglia dove proliferano le peggiori declinazioni del terrorismo islamista supportato da USA e Arabia Saudita. Oggi più che mai la Repubblica Araba di Siria rappresenta un baluardo di Civiltà”.

Sulla vicenda indaga la Digos dopo che una pattuglia di vigili urbani è intervenuta per rimuovere la bandiera dal monumento.
Per il momento quindi la gara per la “presa di Roma” ha un vincitore ed è Damasco con i suoi sostenitori che non si arrendono alla vulgata artificiale della lotta al dittatore cattivo e che sanno bene quale orribile faccia si celi dietro la maschera dell’autonominata rivolta siriana.

Alberto Palladino

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

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