Benvenuti all’ospizio Italia

lavoro-da-colf-e-badanteRoma, 7 ott – Una nazione sempre più vecchia, sempre più stanca, che cresce solo nel settore dei servizi, che non produce più industria pesante, che ha le sue aziende strategiche in svendita e che è infine minacciata nella sua stessa composizione etnoantropologica. C’era una volta l’Italia, insomma, e tutti gli indicatori concorrono a dire che forse domani non ci sarà più.

Dati Istat, per esempio, dimostrano che l’indice di vecchiaia – ossia il rapporto percentuale tra il numero degli ultrasessantacinquenni e il numero dei giovani fino a 14 anni – è cresciuto da 142,8 nel 2008 a 148,6 nel 2012 e le conseguenze di questo invecchiamento hanno prodotto forti ripercussioni sul mercato del lavoro o meglio, sulla tipologia di occupazione e la relativa domanda di lavoro.

Infatti sta lentamente e inesorabilmente avanzando il cosiddetto terziario arretrato, cioè il settore dei servizi alle famiglie, del lavoro domestico e dell’assistenza agli anziani che in prevalenza si avvale della manodopera di donne straniere.

In parallelo all’aumento di queste occupazioni elementari si è sviluppata la diminuzione delle occupazioni qualificate dei nostri giovani, come quelle nei servizi alle imprese che anche e soprattutto a causa della crisi hanno abbassato il loro potenziale produttivo del 15-20% riducendo quindi le possibilità di occupazione, o come quelle nell’istruzione che vede in Italia un occupato ogni 41 abitanti a dispetto della media europea che è di un occupato ogni 30.

L’aggiornamento del Documento di economia e finanza (Def) ha intanto rivisto le stime di crescita del Pil a -1,7%. Il Fondo monetario internazionale, invece, indica che il nostro Paese chiuderà il 2013 con una contrazione del Pil di 1,8 punti. L’ultima indagine congiunturale elaborata da Federmeccanica per l’industria meccanica rileva che a luglio c’è stata una frenata del 2,5% rispetto a giugno. Tutto questo mentre nel trimestre aprile-giugno l’attività manifatturiera dei 27 Paesi dell’area ha registrato un progresso medio dell’1,2% rispetto al primo trimestre.

 

Alberto Maglio


 

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