“Buona scuola”: la teoria gender c’è. Eccola qui

Schermata 2015-09-28 alle 09.54.06Prato, 28 set – Dopo le minacce di qualche giorno fa del ministro dell’Istruzione sulla questione gender, sono apparse on line delle foto di un libro di biologia di prima liceo del classico Cicognini di Prato.

Nel libro si parla espressamente di identità di genere, identificandola come “la convinzione interiore della persona di essere donna o uomo” come se essere maschio o femmina fosse una cosa del tutto arbitraria e non oggettiva.

Diventa necessario quindi capire se nella riforma della “Buona Scuola” si parli o meno della teoria gender. Riportando il comma 16 dell’art.1 possiamo leggere «Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n.119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all’articolo 5-bis, comma 1, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013».


Nel momento in cui si parla di “violenza di genere” e di “parità di sessi” si intende colpire (giustamente) delle discriminazioni reali o si sta proponendo la tesi per cui la discrepanza tra sesso e genere sarebbe la normalità? Questo autorizzerà le varie associazioni che abbracciano il genderismo a spiegare nelle scuole agli studenti quanto sia normale essere di un sesso ma sentirsi di un altro?

Viene fatto anche un richiamo esplicito all’art. 5 del decreto-legge 14 agosto 2013 “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere” che dice «5.2. Educazione. (…) Obiettivo prioritario deve essere quello di educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare per superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazzi e ragazze, bambine e bambini nel rispetto dell’identità di genere, culturale, religiosa, dell’orientamento sessuale (…) sia attraverso la formazione del personale della scuola e dei docenti, sia mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa e didattica».

Diventa così chiaro che in questa “Buona Scuola”, come nella teoria gender, il sesso biologico ha solo una rilevanza di “stereotipo” e quello che conta davvero è quindi solo l’identità “percepita”.

Tobia Marchi

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