napoliRoma, 7 ott – Una curva che espone uno striscione con su scritto “Napoli colera” e intona cori come “ Vesuvio lavali col fuoco” o il più elementare “Napoli merda”. Non è il massimo del buon gusto, ma fin qui nulla di particolarmente originale. La cosa particolare, tuttavia, è che la curva in questione è proprio quella del Napoli.

Non si tratta di un autogol o, come dicono altri in evidente malafede, una provocazione per chiedere pene più aspre per le tifoserie milanesi. Il gesto dei partenopei ha ben altro spessore.

In modo estremamente originale, infatti, i supporter del Napoli hanno espresso la loro posizione in merito alla decisione della Corte Federale di Giustizia che aveva chiuso la curva dei tifosi milanisti per la partita contro la Sampdoria dopo che, in occasione del match tra Milan e Napoli, “i sostenitori collocati in quel settore in tre circostanze avevano indirizzato ai sostenitori della squadra avversaria un coro insultante espressivo di discriminazione di origine territoriale”.

Gli appelli del ministro Kyenge (che proprio in ambito calcistico ha più volte elogiato la Nazionale come esempio di integrazione e modello per l’Italia di domani) nonché lo stesso codice etico di Prandelli stanno contribuendo a stravolgere le regole non scritte del tifo e della passione.

Cosi il campanilismo diventa discriminazione territoriale, le urla di disapprovazione diventano cori razzisti, i fischi diventano buu e la conseguenza non può che essere la forte ondata repressiva, forse senza precedenti viste le 4 tifoserie già penalizzate, che dalla fine della scorsa stagione sta investendo le curve italiane. Tutto ciò ovviamente in aggiunta alle conseguenze già assai vessatorie della famigerata Tessera del tifoso.

La dimostrazione goliardica e provocatoria dei napoletani- “e adesso chiudeteci la curva” l’ultimo striscione esposto- è la risposta migliore che il mondo del tifo poteva dare agli irriducibili del politically correct della domenica.

Se l’intento è trasformare i tifosi in moderati telespettatori, la strada sembra ancora molto lunga.

Alberto Maglio

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Adriano Scianca
Giornalista e scrittore, classe 1980. È laureato in Filosofia presso l'università La Sapienza di Roma ed è giornalista iscritto all'Ordine dei professionisti. Ha collaborato con i quotidiani Libero e Il Foglio e lavorato nella redazione del Secolo d’Italia. Scrive abitualmente per il quotidiano La Verità. Ha scritto i saggi Riprendersi tutto, tradotto anche in francese, Ezra fa surf, L'identità sacra e Contro l'eroticamente corretto. È responsabile nazionale della cultura per CasaPound Italia.

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