Per i Marò l’ennesimo, ridicolo rinvio

Caso MaròNuova Delhi, 20 feb – Si scrive oggi un altro capitolo della vicenda dei due Marò, non il più triste ma sicuramente da inquadrare nel filone “farsa” di una storia che si sta trascinando da ormai 3 anni. Ieri, infatti, è ricorso l’anniversario dell’arresto di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, fermo avvenuto in seguito alla scellerata decisione dell’armatore dell’Enrica Lexie di far attraccare la nave al porto di Kochi.

In questi 3 lunghi anni, fra inchieste condotte al di fuori qualsiasi logica procedurale del più banale diritto ed errori marchiani, unitamente a considerazioni di carattere più squisitamente politico, l’India non è ancora riuscita a formulare nemmeno un capo d’imputazione nei confronti dei due fucilieri di Marina. Oggi si registra un altro rinvio, l’ultimo di una lunghissima serie: il tribunale speciale incaricato di esaminare l’incidente che costò la vita ai pescatori del Kerala ha aggiornato l’udienza al 12 marzo prossimo. Il magistrato, peraltro, non era neanche presente in aula ma si è accordato con i legali di Girone e Latorre via telefono.


In virtù dell’assenza di accuse circostanziate, il vero e proprio processo non è mai cominciato. Tre giorni prima dell’udienza di marzo, peraltro, si riunirà la Corte Suprema che dovrà valutare -ancora- aspetti procedurali legati alle fasi istruttorie. Il tutto fa presagire che i tempi si allungheranno ulteriormente e dovremo aspettarci ulteriori continui rinvii prima di arrivare ad una qualsiasi fase di dibattimento, anche solo preliminare. Siamo all’esasperazione delle più basilari norme giuridiche. Per fortuna che “L’India è un grande paese, uno stato di diritto”, come aveva sostenuto nel 2013 l’allora ministro degli Esteri, Emma Bonino.

Filippo Burla

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