rete-no-muos11Palermo, 2 dic -Doveva essere un corteo pacifico e colorato. E lo è stato. Doveva essere un corteo apartitico. E lo è stato. Doveva essere l’ennesima prova che il popolo siciliano compatto non si piega al volere statunitense. Lo è stato in parte, perché grazie all’ultrasinistra palermitana Donald Moore avrà fatto grasse risate dal consolato americano di Via Vaccarini, luogo dell’ultima manifestazione apartitica del Comitato TerraNostra.

La manifestazione di sabato arriva dopo l’ordinanza del Tar di Palermo che ha accolto la domanda di sospensiva cautelare presentata da Legambiente e i siciliani tornano in piazza contro l’installazione a Niscemi del sistema satellitare di comunicazione ad uso esclusivo della marina militare statunitense, il Mobile User Objective System (Muos).

Le direttive della Rete NoMuos erano semplicissime: nessuna bandiera politica. Questa direttiva era necessaria dopo il flop della manifestazione del 28 settembre del Comitato NoMuos in cui erano ammesse bandiere rosse di qualunque tipo ma in cui in compenso veniva detto che “le bandiere politiche si devono mettere in fondo al corteo” a chi possedeva una semplice trinacria.

Il corteo della Rete NoMuos era regolarmente autorizzato dalla Questura di Palermo. I partecipanti hanno svolto la manifestazione, dall’inizio alla fine, in maniera assolutamente pacifica rispettando, oltre le prescrizioni della Questura, la volontà degli organizzatori di non esporre simboli politici e partitici.

Poi gli incidenti, scoppiati all’altezza del Teatro Massimo e provocati da poche decine di attivisti dei centri sociali di Palermo (in particolare dell’Ex Karcere e Anomalia) i quali senza alcun autorizzazione hanno bloccato Via Maqueda per impedire con la forza il passaggio del corteo della Rete No Muos. A quel punto è intervenuta la polizia che ha più volte caricato i militanti dei centri sociali, prima in Via Maqueda e poi in Via Cavour. Gli attivisti dei centri sociali hanno lanciato pietre, bottiglie ed una bomba carta verso il corteo senza però colpire i manifestanti. Tra i partecipanti al corteo e i violenti dei centri sociali non vi è stato mai contatto fisico.

Le accuse dell’ultrasinistra erano sostanzialmente riferite all’adesione alla manifestazione della Rete NoMuos da parte di sigle a loro non gradite. Si è perciò creata una situazione paradossale: un corteo contro il Muos assaltato da una trentina di esponenti dei centri sociali anch’essi sedicenti No-Muos, che si arrogano il diritto di poter decidere chi può avere la “patente No-Muos ”e chi no.

Il corteo è partito con centinaia di persone con slogan contro gli americani, e contro il Presidente Crocetta e i governi che si sono succeduti in questi anni, rei di aver svenduto la nostra sovranità. Il motto della manifestazione era infatti “Liberi e sovrani”: anche questo è un elemento di novità rispetto alle altre manifestazioni No-Muos. Il dibattito in precedenza è stato incentrato esclusivamente sulla questione dei problemi di salute che potrebbe provocare il campo magnetico del Muos, una critica smontata da una semplice relazione dell’Istituto Superiore della Sanità nonostante molti esperti abbiamo dato parere opposto.

Sabato invece si è parlato della cessione della nostra sovranità, del fatto che l’Italia non abbia nessuna voce in capitolo se gli yankee vogliono costruire in una riserva naturale uno strumento che permetta alla marina statunitense di poter controllare tutto il mediterraneo da Niscemi. Il Muos non è, infatti, uno strumento utile alla comunità nazionale.

Con i fatti di sabato è stato aperto un dibattito interno al Comitato, proprio perché finalmente in molti hanno capito che dividendo il fronte NoMuos si fa il gioco degli americani. E si spera che finalmente la prossima manifestazione sia unitaria, proprio perché per sua natura questa lotta riguarda non solo il popolo siciliano ma tutta l’Italia, dato che “oggi a Niscemi, domani chissà…”

Francesco Paolo Ferrante 

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here