Bologna, 26 apr. – Altri duecento uomini sono stati schierati per le ricerche di Igor, il killer di Budrio. In tutto sono in milleduecento, centocinquanta per ciascun turno di servizio, a battere a tappeto i campi della Bassa pianura. Allertati anche i carabinieri del rovigiano e del mantovano, e in agenda c’è un cambio di strategia: meno rastrellamenti e più blitz mirati. Nella sola giornata di ieri sono state passate al setaccio decine di abitazioni, ruderi e casolari abbandonati.

Al momento sono solo i cani molecolari a fiutare qualche traccia delle sua presenza al limite della “zona rossa” in cui si stanno concentrando le ricerche. Quasi costantemente i cani fiutano l’odore di resti di cibo consumati da poco. L’ultima volta due giorni fa, tra Marmorta, Campotto e Argenta. Un po’ lontano da quello che era l’epicentro delle ricerche, che ha permesso agli agenti di spostarsi al confine tra le province di Bologna, Ferrara e Ravenna.

Ormai è psicosi: c’è chi dice di averlo avvistato a Padova, chi ad Aosta, chi a Roma, chi lo ha visto in bicicletta, chi su una gondola. Di Norbert Feher, cioè Igor Vaclavic, cioè il killer di Budrio, però, ancora nessuna traccia. Nei giorni scorsi, in tv, si è fatta viva la sorella dell’uomo, dalla Serbia. Si è detta sconvolta e sorpresa perché lei non ha mai avuto il minimo sospetto sul fratello e sulla sua vita da delinquente. Per questo lo ha tranquillizzato e lo ha invitato a “tenere duro”.

Quello che non si riesce a capire è come il killer in fuga si procuri il cibo. Il sospetto è che ci sia qualcuno che lo aiuti, dato che nei luoghi dove i cani hanno fiutato le tracce dell’uomo sono state ritrovate anche delle bende medicinali. Chi gliele ha procurate?

E proprio con la Serbia, terra d’origine del killer che da tempo ormai sta terrorizzando le province di Ferrara e Bologna, sono stati avviati contatti tra ministeri. Il Viminale ha sentito l’omologo serbo per cercare una collaborazione, e da Belgrado è arrivata la disponibilità a fornire informazioni. Quello che si attende è il dna dell’uomo. Non che gli inquirenti abbiano dubbi sulla paternità dei vari omicidi avvenuti nelle ultime settimane, da Budrio a Portomaggiore. Ma quello che ancora non si sa con sicurezza è la reale identità dell’uomo. Confrontare il dna che arriva dalla Serbia, dove Igor/Norbert era già schedato e ricercato per stupro, servirebbe a dargli un nome preciso.

È proprio la sua camaleontica identità una delle principali armi in possesso del pericoloso latitante. Grazie anche alla sua padronanza delle lingue, ne parla fluentemente sei, nel corso della sua vita, quando correva un pericolo si inventava un’identità nuova. Oltre alle due mancate espulsioni che pendono a suo carico, nel 2011 e nel 2015, su Norbert Feher, sempre nel 2011, era stato spiccato un mandato d’arresto dalla Serbia. L’arresto europeo non venne mai eseguito perché gli atti dalla Serbia vennero inviati senza impronte digitali, e Feher all’epoca già in carcere in Italia si faceva chiamare Igor Vaclavic.

Quello che si chiede ai serbi è anche conoscere qualcosa in più della storia e della personalità di Igor/Norbert, e per questo ci si aspetta che la Serbia collabori inviando le testimonianze della madre e dei fratelli, utili a fornire ulteriori elementi sul passato e delineare meglio il profilo del ricercato.

Il killer è indagato anche per un altro omicidio, avvenuto nel Ravennate il 30 dicembre 2015, che ebbe come vittima il metronotte Salvatore Chianese. Stando a quanto riferisco no gli inquirenti le modalità con cui è stato compiuto il delitto sono molto simili a quelle messe in atto a Budrio e a Portomaggiore.

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