tragedia-lampedusa-profughiE’ difficile trovare la lucidità per commentare la tragedia di Lampedusa, ma il compito di chi vuole analizzare la realtà non può essere solo quello di ribadire l’ovvio, ovvero che quanto visto al largo della Sicilia è vergognoso, doloroso, terribile. Accanto allo sgomento, ci sono analisi da fare, responsabilità da individuare, soluzioni da proporre.

Il ventaglio della politiche possibili sull’immigrazione è ovviamente molto vasto, ma in ultima istanza le opzioni si riducono a due.

Da una parte c’è chi ritiene che la sistematica deportazione di milioni di disperati verso le nostre coste faccia parte di un vero e proprio sistema per uccidere i popoli, uno schiavismo indegno e cinico, un meccanismo etnocida che sradica tutte le parti in causa, tanto quella ospite che quella ospitante. Chi parte da questo presupposto non può che pensare al modo per favorire sviluppo e sovranità nei luoghi di partenza degli immigrati, ad accordi bilaterali per fermare l’esodo e istituire un umano sistema di filtraggio, ai sistemi per disincentivare culturalmente, socialmente e penalmente il fenomeno. Questa è l’unica visione di giustizia, anche se suona più sgradevole a certe orecchie abituate alla lingua ovattata dietro cui si celano i negrieri. Stante questi paletti di massima, si può poi discutere su norme e leggi.

 

L’altra proposta che incredibilmente sta trovando sempre più consensi è quella di sottrarre, sì, gli immigrati alle carrette del mare, ma per trascinarli qui con viaggi sicuri, monitorati, presumibilmente organizzati e pagati da noi, per poi gestire queste persone (che, con un sistema del genere, sarebbero 100 volte tanto) a seconda dei desiderata individuali, aiutandoli a raggiungere le mete agognate. Il che può essere chiamato “corridoio umanitario” o in mille altri modi edulcoranti, ma significherebbe semplicemente rinunciare all’idea stessa di frontiera, quindi di Stato, quindi di civiltà. Puerile e ingenuo è anche l’auspicio di poter distinguere, in questa massa, i veri rifugiati in fuga da guerre e oppressione da chi, semplicemente, viene qui in cerca di fortuna. E perché farlo, poi? Una volta equiparati gli uomini a merci, e quindi una volta che sia esteso loro il dogma liberista del laissez faire, laissez passer, ogni limite non può che sembrare arbitrario.

 

Che questa utopia no border valichi i limiti delle conventicole anarchiche e divenga addirittura una seria proposta di legge è a dir poco inquietante. Chi se ne fa portatore è peggiore degli scafisti, più abietto degli schiavisti. Chi uccide un popolo uccide tutti i popoli. Chi specula politicamente e ideologicamente sulla tragedia di Lampedusa è il vero responsabile di quel dramma stesso.

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