Roma, 16 lug – Da Varese alla Sicilia, passando per Civitavecchia attraversando centinaia di comuni. Sale la protesta contro l’accoglienza obbligata dei clandestini e le arroganti forzature da parte dei Prefetti, ormai sempre più simili ai “bravi” di manzoniana memoria con il governo nella parte di Don Rodrigo, fa saltare i nervi a tutta Italia, con i sindaci in prima fila a denunciare le storture di un sistema pensato male e gestito ancora peggio.

L’ultimo caso in ordine di tempo è quello di Castell’Umberto, piccolo comune del messinese, dove primo cittadino e residenti sono scesi in piazza per barricarsi davanti all’hotel (struttura dichiarata inagibile) nel quale il Prefetto ha deciso, d’imperio e senza alcun preavviso, di stipare 50 richiedenti asilo. Una scelta assurda se si pensa che l’accordo Anci-Prefetture parla di massimo 3 profughi ogni mille abitanti, per cui nel borghetto di (3000 e dispari i censiti all’anagrafe) ne sarebbero dovuto arrivare massimo 10. “È chiaro che qui è in atto un invasione: alle 21 e 58 mi hanno chiamato dalla prefettura per comunicarmi che sarebbero arrivati i migranti. Ma gli ospiti erano già arrivati”, ha denunciato ieri il sindaco, Vincenzo Lionetto Civa. La situazione nel nordest della Sicilia non era comunque tranquilla: 30 sindaci della zona lo scorso giugno avevano chiesto un incontro al Prefetto Francesca Ferrandino per chiedere equidistanza nella ripartizione degli immigrati, ma evidentemente dal capoluogo hanno fatto orecchie da mercante.

Quello siciliano non è però l’unico caso nel quale i rappresentanti locali del governo decidono di ignorare, deliberatamente e unilateralmente, i protocolli che dovevano servire a dare un minimo di regole ad un sistema del tutto anarchico. È il caso ad esempio di Besnate, provincia di Varese, dove il sindaco Giovanni Corbo (in quota Pd) ha intrapreso uno sciopero della fame per protesta contro l’arrivo del doppio di clandestini rispetto a quelli che potevano essere ospitati. Sciopero poi interrotto solo quando il Prefetto Giorgio Zanzi ha accettato di spostare alcuni dei richiedenti asilo collocati. A questo bisogna arrivare?

Non va meglio a Civitavecchia, con il sindaco pentastellato Antonio Cozzolino che contesta la scelta di collocare un attracco fisso nel porto del litorale romano. “Il porto di Civitavecchia non è pronto per accogliere un hotspot e se il ministero continuerà con decisione su questa pericolosa strada, dovremo affrontare un’emergenza difficile, se non impossibile, da gestire”, ha spiegato, annunciando di essere pronto anche lui a barricarsi insieme ai numerosi cittadini già sul piede di guerra in protesta contro la trasformazione del molo laziale – importante snodo logistico e turistico – in un porto franco per l’accoglienza.

Nicola Mattei

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