Roma, 17 mag – In Italia non esiste più la classe media. È lo spaccato che emerge dall’annuale rapporto Istat, il quale dice che l’Italia è un Paese di pensionati e impiegati, e dove le disuguaglianze sociali sono sempre più evidenti. È un Paese vecchio, perché i 13 milioni e mezzo di italiani hanno più di 65 anni, e 4,1 milioni hanno più di 80 anni. 5 milioni sono gli stranieri residenti, per lo più al centro-nord, e romeni, albanesi, marocchini sono le nazionalità straniere più presenti in Italia.

È una mappa socio-economica impietosa quella tracciata dall’Istat, dove l’ascensore sociale resta fermo, peggiorata anche dalla crisi economica. Il presidente dell’Istat Giorgio Alleva illustrando il rapporti ha dichiarato che durante il periodo recessivo (2008-2015) i più “svantaggiati” in termini di reddito “’hanno visto la loro situazione peggiorare ulteriormente”. Insomma, come nel terzo mondo, dove i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Ma secondo Alleva esiste anche una “progressiva frammentazione del tessuto sociale che ha portato nel tempo a un’attenuazione del concetto di classe”.

Nello stilare il rapporto, infatti, non sono state prese in esame le categorie sociali in base alla professione ma secondo le fasce di reddito, titolo di studio e cittadinanza. E senza identità. Spiega, infatti, Alleva: “I gruppi sociali individuati dalle nostre analisi hanno carattere strutturale. E tendono a perpetuarsi nel tempo. Non restituiscono l’immagine di una società liquida, molecolare, circolare, come è stata variamente definita. Contraddicono la diffusa sensazione soggettiva del venire meno dell’identità sociale”. Che significa: prospettive zero, o quasi.

In totale ci sono quindi nove gruppi, dove quello più numeroso è composto dalle famiglie di impiegati (poco più di 12 milioni di persone) e da quelle degli operai in pensione (circa 10 milioni di persone). Ci sono però 3,6 milioni di famiglie dove non entrano redditi da lavoro, ma che tirano avanti grazie ai proventi di affitti o di aiuti sociali. I più penalizzati, secondo l’Istat sono le famiglie a basso reddito con stranieri, che ammontano a 4,7 milioni di individui. Tra i ricchi, spiccano i dirigenti, 4,6 milioni in tutto. Per quanto riguarda i giovani, invece, su dieci ben sette vivono ancora con i genitori. Cioè il 68% della popolazione tra i 14 e i 35 anni: in tutto quasi nove milioni di persone. Bamboccioni, come direbbe un famoso ministro dal doppio cognome.

I nuovi criteri di realizzazione del rapporto hanno evidenziato come “la diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi”. Sta di fatto che secondo l’Istat il 28,7% della popolazione è a rischio di povertà ed esclusione sociale.

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