thohirMilano 16 ott- E’ arrivata l’ufficialità. La maggioranza dell’Inter passa nelle mani di una cordata di imprenditori indonesiani guidata da Erick Thohir  (a cui andrà il 70% delle quote). È la prima volta nella storia che un club italiano diventa proprietà di un asiatico. La situazione si era sbloccata il 18 settembre, dopo l’incontro con il gruppo indonesiano avvenuto a Parigi, quando il presidente aveva verificato la serietà della controparte, in grado di offrire le giuste garanzie per un futuro di alto livello del club. È stato lo stesso Moratti a dare l’annuncio delle firme, ammettendo di essere «emozionato», per un passo che fino a sei mesi fa appariva inatteso. La trattativa era diventata pubblica il 9 maggio e andata avanti lentamente per costruire le condizioni per un passaggio di proprietà complesso nella sostanza e nella forma. Sembrava che tutto potesse saltare il 25 luglio, quando Thohir era venuto a Milano e aveva proposto a Moratti un contratto molto diverso da quello sul quale si era discusso fino a quel momento. Poi la trattativa si era riaperta e ora è arrivato il momento delle firme.

Si chiude così un’epoca per l’Inter e per il calcio italiano che si vede “scippare” dagli indonesiani un marchio fondato nel 1908, l’ennesimo pezzo d’Italia che se ne va dopo la vendita di storiche aziende, ora è giunto il momento di perdere anche quelle sportive.

Definitivamente archiviata, quindi, l’era dei presidenti passionali, strapaesani, attaccati sentimentalmente alla propria maglia e alla propria città. Parliamo dei Rozzi, degli Anconetani. Nasce ora un calcio diverso, più milionario ma meno autentico, (forse) più vincente ma standardizzato, uguale in tutto il mondo, con squadre multirazziali, a-culturali, che si assomigliano nel gioco, nei volti, nell’identità. Esattamente come un imprenditore italiano, oggi, assomiglia a uno indonesiano.

Saverio Andreani

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here