manifestiRoma, 19 lug – Daspo. Divieto di accedere alle manifestazioni sportive. Siamo nel bel mezzo di un infuocato luglio, ma lo scenario non sono i gradoni di una, qualsivoglia, curva di uno stadio a una, qualsivoglia, latitudine della nostra penisola. Lo scenario è Casale San Nicola, Roma nord, dove nella giornata di venerdì si sono registrati disordini tra le forze dell’ordine, i manifestanti del presidio, sorto per dire no all’arrivo di immigrati clandestini nel quartiere, e militanti di CasaPound che sono scesi in campo per dare manforte, da tre mesi a questa parte, ai cittadini che chiedono di essere ascoltati dalle istituzioni, che vogliono trasformare un quartiere di 250 famiglie, circa 400 persone, in un centro d’accoglienza.

Ma torniamo al primo pomeriggio di venerdì. “Noi siamo anche i titolari dell’uso della forza”, queste le parole del Prefetto di Roma, Franco Gabrielli, che fanno capire, immediatamente, le intenzioni portate in campo dallo Stato in questa circostanza. Dopo i diktat di “forzare i picchetti”, per compiere la “missione” di trasferimento dei clandestini, si è passato ai fatti. Donne e anziani che pacificamente stavano manifestando il loro dissenso, verso le scellerate politiche di accoglienza a tutti i costi, sono stati presi di peso, strattonati, con l’uso della forza coatta per essere allontanati e così sono intervenuti gli attivisti di CasaPound per difendere i cittadini italiani, che tricolore alla mano, difendevano la loro terra.

Ne è nato uno scontro fisico, con gli esponenti di CP disarmati, che venivano caricati dai poliziotti. Una, due, tre cariche. Perché l’imprimatur era chiaro, usare la forza contro chiunque protestasse, legittimamente e con tutte le autorizzazioni del caso, per dire no all’invasione che sta subendo, in maniera inerme, la nostra nazione.

Così la mano pesante dei funzionari dello Stato – durante la giornata sono stati effettuati due arresti, tra cui Giorgio Mori di FdI, una denuncia e 15 persone sono state identificate – non si è fatta attendere e con il volto ed il nome di Nicolò D’Angelo, Questore di Roma, ha chiesto il Daspo per i manifestanti. “La normativa – si legge nella nota emessa dalla Questura capitolina – introdotta dal governo ad agosto scorso prevede, infatti, che il divieto può essere emesso anche a carico di coloro che si macchino di reati contro l’ordine pubblico e, quindi, a prescindere dalla effettiva partecipazione alle manifestazioni sportive”.

Dunque Daspo – che non si capisce come possa essere attuato – ne che attinenza possa avere con le manifestazioni di piazza. Ma la lunga mano delle istituzioni si stringe attorno ai suoi figli che chiedono rispetto. La proposta del Questore D’Angelo dovrebbe essere sì applicata, ma in maniera piramidale, su chi ha le colpe della mala-gestione nel mezzogiorno di fuoco di venerdì scorso. Dal premier, Matteo Renzi, che esprime vicinanza ai 14 agenti feriti, ma non spende nemmeno una parola per i cittadini manganellati gratuitamente, allo “sceriffo” Prefetto, Franco Gabrielli, passando per il Ministro degli Interni, Angelino Alfano, veri colpevoli dei disordini. Quest’ultimi propagandatori d’odio e di razzismo verso i cittadini italiani, a cui in un assolto pomeriggio di mezza estate, ancora una volta, è stato schiacciato sul volto il tacco dello stivale della legge, tradendo ancora una volta il proprio popolo e la propria bandiera, con buona pace dei Chaouki e Lerner vari.

Lorenzo Cafarchio

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