Simone Di StefanoRoma, 26 gen – “Siamo contro le adozioni gay. Per questo sabato ci saremo”. Simone Di Stefano annuncia la presenza di CasaPound Italia al Family Day che si svolgerà sabato 30 gennaio al Circo Massimo di Roma. Al Primato Nazionale il vice presidente di Cpi spiega le ragioni di una scelta per nulla scontata, anche alla luce delle aperture verso le coppie di fatto operate in passato e la forte laicità del movimento, spesso in contrasto col mondo ecclesiale soprattutto in tema di accoglienza.

Sabato sarete presenti al Family Day. Da dove nasce una scelta di campo così netta?

Saremo in piazza perché siamo fermamente contrari alle adozioni gay e agli stratagemmi che stanno utilizzando per arrivare a quello che si vede in altri paesi: come uteri in affitto, banche del seme, gente che sceglie il figlio comprando lo sperma di un ricco magnate di Wall Street. Un atteggiamento egoista volto a soddisfare i propri piaceri e i propri interessi sulla pelle di chi nascerà. Non si può accettare che a un bambino vengano negati un padre e una madre da parte di chi sostanzialmente vuole averlo, ovvero un genitore omosessuale. Noi scendiamo in piazza per i diritti di chi non può reclamare, dei bambini. Innocenti a cui diamo il nostro appoggio.

Non esiste una contraddizione rispetto alle vostre posizioni espresse in passato, dove c’erano state delle aperture verso le coppie di fatto?

Non ci sono perché noi continuiamo a pensare che un’unione debba essere regolamentata dallo Stato, ma siamo sempre stati fin dal primo momento contrari all’adozione dei bambini da parte delle coppie omosessuali. Sono sicuro che in questo decreto Cirinnà si parli di diritti e mai di doveri. Provocatoriamente mi viene da dire: sì al matrimonio? Allora sì anche al divorzio, agli alimenti e tutto il resto, mentre spesso mi pare si cerchi solo di compiacere l’edonismo quando si parla di matrimonio.

La battaglia per l’identità “familiare” può essere scissa da quella per l’identità nazionale?

Assolutamente no.  Questa battaglia è anche contro l’ideologia Gender, contro chi pensa che le identità possano essere generate dal nulla. Una follia che annulla uomo e donna, il cui contrasto non può che essere collegato ad una battaglia identitaria del popolo italiano. Viene spesso dimenticato ma sabato in piazza ci saranno tantissimi italiani. Chi vuole cancellare mamma e papà dal vocabolario vuole anche cancellare il tricolore dalla storia, l’unica bandiera da contrapporre alla bandiera arcobaleno. Per questo muoviamo una forte critica alle asociazioni religiose che promuovono l’immigrazione incontrollata e l’abbattimento delle frontiere. Perché anche questo vuol dire cancellare l’identità e la famiglia. Essere proni all’invasione vuol dire mettere a rischio quanto si vuole difendere col Family Day.

C’è anche una volontà di opporsi ad una certa arroganza del mondo Lgbt, che considera ogni opinione diversa dalla concessione di diritti ai gay come una forma di discriminazione e non come una posizione legittima?

Certo. Anche per questo manifestare vuol dire che c’è chi non si arrende a questa polizia del pensiero unico. Oggi contrastare qualsiasi desiderata del mondo omosessuale vuol dire essere degli spregevoli omofobi. Sono anche convinto che ci sono molti omosessuali contro le adozioni gay  e l’utero in affitto, ma neanche loro posso pronunciarsi liberamente, come successo tempo fa a Dolce e Gabbana.

a cura di Giuliano Lebelli

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6 Commenti

  1. Approvo la vostra linea, ma da voi mi aspetto anche di non essere subalterni all’apparato linguistico-ideologico LGBT. Mi aspetto che siate totalmente immuni al termine/concetto ricattatorio di “omofobia”, e che non abbiate nemmeno bisogno di “giustificarvi” di non essere “omofobi” perché ne smontate l’inganno ideologico: ciò che viene connotato negativamente dal termine “omofobia” altro non è – al netto di tutti i possibili eccessi e reati già sanzionati dalla legge e validi per qualunque cittadino – che il normale istinto di conservazione della differenza sessuale e la normale libertà di manifestazione del pensiero sancita dalla costituzione. La patologia è quella di chi, per debolezza e vigliaccheria ideologica, nasconde le proprie stesse fobie proiettandole sui legittimi e democratici antagonisti.

    Il problema non è la fasulla “omofobia” ma piuttosto l’OMOFILIA, intesa non tanto come “omosessualità” – dato che è tutto da dimostrare che sussista un’altra “sessualità” alternativa a quella maschio/femmina – ma anche e sopratutto come ostilità verso la diversità e l’eterodossia, e amore verso il livellamento delle differenze e l’omologazione ideologica. In pratica, un Comunismo 2.0 sotto mentite spoglie sessuali e nascosto dietro i coloriti mascheramenti del gay-pride.

  2. Da poco ti conosco dalla rete e meno dai giornalisti che hanno sempre teso a non dire la verità
    Grande Simone Distefano da solo faresti di più di tutti sti tecnici e pseudopolitici che dal 2011 hanno svenduto il paese e popolo compreso
    Sovranità sia territoriale , moneta stampata dal paese nazione e famiglia vera , altro che il nuovo comunismo che ormai è padrona del mondo

  3. C’è una falla nel ragionamento di CasaPound: perché BISOGNA regolamentare le unioni ? Chi si vuole sposare lo fa, chi non vuole è perché fa una scelta, legittima anche se a mio avviso non giusta sul piano generale. Quanto agli invertiti, facciano ciò che vogliono nel loro letto, ma nessuna legge può chiamare MATRIMONIO un ‘unione di quel tipo. E non è questione di laicità o meno, ma , qui ha ragione la Fallaci, a questo mondo le cose funzionano così.

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