Arezzo, 11 nov – Sono già passati dieci anni da quel tragico 11 novembre quando, all’Autogrill di Badia al Pino sull’autostrada A1, l’agente della Polizia Stradale Luigi Spaccarotella cercò a modo suo di sedare una scaramuccia fra ultras di Lazio e Juventus: sparando e uccidendo sul colpo il tifoso romano Gabriele Sandri.

“Un tragico errore”, spiegò a caldo l’allora questore di Arezzo Vincenzo Giacobbe. Peccato che la rissa fosse già finita da un pezzo – l’auto sulla quale Sandri viaggiava stava già imboccando l’uscita dell’area di sosta – e, soprattutto, che gli agenti si trovassero dalla parte opposta dell’autostrada. Dettaglio che nel tempo è passato quasi in cavalleria: perché Spaccarotella sparò nel bel mezzo del traffico dell’arteria più importante d’Italia. Passa un giorno, la dinamica si chiarisce e anche Giacobbe non può che ammettere l’evidenza: “Per ora è omicidio colposo, ma non escludo che possa diventare omicidio preterintenzionale o volontario: secondo un testimone, l’agente ha sparato con le braccia tese ad altezza d’uomo”.

Ci vuole un anno perché il processo abbia inizio, altri 12 mesi per arrivare al rinvio a giudizio con la procura che chiede la condanna per omicidio volontario. Nonostante ciò, bisogna aspettare il gennaio del 2009 – a più di due anni dal fatto – perché Spaccarotella, che nel frattempo non ha scontato neanche un giorno di carcerazione preventiva, venga sospeso dal servizio. Le prove schiaccianti non sembrano però bastare, visto che la Corte d’Assiste condanna sì l’agente, ma per omicidio colposo. Sentenza ribaltata poi in appello e passata in giudicato in Cassazione nel 2012: fu omicidio volontario.

La condanna, 9 anni e 4 mesi, fu quasi simbolica se si pensa a casi analoghi: “Di solito per l’omicidio volontario la pena è molto più alta e, solitamente, non vengono inflitti 9 anni ma anche 20”, ammise poco dopo la lettura del dispositivo uno dei legali dell’assassino di Sandri.

Spaccarotella sta oggi scontando la pena nel carcere militare di Santa Maria Caputa Vetere, dove gode del regime di semilibertà e da dove, per buona condotta, molto probabilmente uscirà già nel 2020. Quasi una beffa per un uomo che ha rischiato di causare una strage ben peggiore della tragedia di cui è stato protagonista.

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