E alla fine agli italiani non rimase che sperare nel Papa Re…

1779653_804372629589174_337158763_nRoma, 2 feb –  Puntuale come il Festival di Sanremo, anche quest’anno è arrivato il Rapporto Italia redatto dall’Eurispes, prestigioso ed influente Istituto di studi politici economici e sociali. Un documento che fotografa la percezione degli italiani sul momento che stanno vivendo. Non manca nulla. Si passa dalla legge elettorale al rapporto con gli animali domestici. Per circa una settimana sentiremo quindi ribalzare cifre e tendenze su ogni organo di stampa o trasmissione televisiva. Stavolta, però, c’è una novità: le espressioni quasi apocalittiche del Presidente dell’Istituto Gian Maria Fara. “Un fantasma si aggira per il nostro Paese. La sub-cultura del declino e della decadenza, figlia del nichilismo, sembra ormai pervadere le Istituzioni e le coscienze dei nostri concittadini.”. Come si diceva sopra, gli argomenti affrontati sono tantissimi.

Un dato però colpisce di più. La distanza tra cittadini e Istituzioni: sette italiani su dieci non si fidano più dei politici, gli altri tre sono parenti di questi ultimi. Si salva solo il Presidente Napolitano, anche se ha perso parecchi punti percentuali negli ultimi anni, ma questo è dato che verrà visto in seguito. Del Parlamento si fidano solo il sedici per cento degli italiani. Ma, perché si salva Re Giorgio e ci si accanisce con i membri delle Camere che lo hanno trascinato al Quirinale. Il motivo è semplice.

Giorgio Napolitano è da sempre l’uomo del dialogo. Era comunista nei Gruppi Universitari Fascisti e, a suo dire, riuscì a trasformarli in un manipolo di partigiani. Amante delle pace e dei carri armati. Soprattutto quelli sovietici che schiacciavano Budapest. Anche oltre Oceano gli volevano un gran bene. Heinz Alfred Kissinger Fürth detto Henry, nemico giurato dei rossi, definiva il nostro Presidente il suo comunista preferito. Va bene, Kissinger, era un fan di Pinochet ma anche un Premio Nobel per la Pace.

Napolitano, garante della Costituzione, difende l’autonomia dei giudici, ma se le toghe toccano qualche democratico si ricorda la separazione dei poteri. Comunista convertitosi al liberalismo ha sostenuto con forza le privatizzazioni degli asset strategici. In sintesi fascista pentito, comunista professionista, e maturo liberista in scienza e coscienza. Insomma, un uomo Trilaterale o Trilateral.

È la guida saggia di un Paese alla deriva? O è il vero specchio su cui si riflettono gli italiani? Ai posteri la risposta. Intanto, però, anche la sua popolarità in questi anni ha subito un notevole calo. Nel 2013 qualcuno ha spazzato via tutto e tutti. Papa Bergoglio è il più amato dagli italiani. L’87% degli italiani si fida di Lui. Cattolici laici, Vendola e Giovanardi, Scalfari e Socci, Grillo e Letta. Altro che larghe intese.  Secondo lo studio Eurispes, “È senza dubbio il dirompente ‘effetto Bergoglio’ ad aver inciso quest’anno sull’aumento della fiducia degli italiani nei confronti della Chiesa cattolica che grazie a Lui sarà più aperta e più vicina alla realtà di tutte quelle persone che in questo momento storico si trovano in condizione di disagio e sofferenza”.

All’argentino Bergoglio, in effetti, la politica non è mai dispiaciuta. A Bueonos Aires si è scagliato pubblicamente contro quasi tutti i presidenti. Fatta eccezione per la Giunta Militare. Questi ultimi li condannava a bassa voce. Non ha mai, però, accusato la finanza internazionale per le speculazioni che hanno provocato la crisi argentina. Nestor Kirchner, il presidente argentino che ha salvato il suo Paese dal default, lo definiva “il suo principale avversario politico”. Ma, in nome della cristiana Misericordia, ha fatto pace con la moglie Cristina, la nuova presidentessa. Bastone e carota ai politici: questa è la ricetta che va bene per la politica italiana. Quindi, uniamo l’Italia sotto il potere temporale di Bergoglio. Francesco I:  padre Patrono d’Italia.


Salvatore Recupero

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