E’ italiana la prima macchina anti-radiazioni

WOWFirenze, 2 dic – Portati a termine i test di rito, il Laboratorio di Energia Nucleare Applicata dell’Universita di Pavia ha riconosciuto l’efficienza di una macchina “drena – radiazioni”. Inventata dall’ingegnere Adriano Marin, il marchingegno sembra in grado di ridurre fino a 7.500 volte la concentrazione di radioattività nell’acqua. Partendo da un campione contaminato allo stesso livello delle famose “piscine” di Fukushima, la macchina è stata in grado quasi di azzerarne la comp0nente radiattiva, concentrando in un solo litro d’acqua la radioattività presente in 5.000 metri cubi di liquido.

Una scoperta che non soltanto accende un faro di speranza sul timore di un disastro nucleare: anche le implicazioni economiche di questo nuovo “primato nazionale” potrebbero essere molto interessanti. “Per comprendere le potenzialità economiche” spiega R0ldano Radaelli sulle colonne del Corriere.it “basta confrontare un altro dato: con i metodi utilizzati oggi in Giappone, considerati i più efficienti, vengono depurati 25 mila metri cubi d’acqua al mese e si producono 5  mila metri cubi di fanghi radiattivi. Tutti da stoccare e monitorare in enormi serbatoi”.

Wow. E non è soltanto una banale esclamazione. E’ anche il nome della nuova macchina, che promette lauti guadagni agli investitori (tutti italiani) che hanno finanziato il progetto.  Un affare importante, soprattutto per le sue potenzialità economiche.  “Puntiamo” specifica l’inventore “a mantenere Wow in Italia per creare una filiera e tanti posti di lavoro specializzati”.

L’inventore mantiene assoluto riserbo sul metodo che sta alla base del nuovo brevetto.  Intervistato, si limita a dire: «Si tratta di un processo termo-dinamico di evaporazione. Il resto è top-secret, coperto da un brevetto mondiale».

Adesso ci si prepara alla “prova del 9” per Marin: trattare le acque contenute nelle vasche di stoccaggio di materiale radioattivo di Saluggia (VC).


 

Francesco Benedetti

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