Ennesimo episodio di omofobia nel calcio? Così è se ci pare

eziolino-capuanoRoma, 5 nov. – “Prendere gol in superiorità numerica al novantesimo è vergognoso, non lo accetto. Se avessi perso in maniera diversa non avrei detto nulla, pero’ in campo le checche non vanno bene. In campo devono andare gli uomini con le palle e non le checche”.
Tutti voi, leggendo (o sentendo) queste parole non ci avrete trovato niente di strano. Magari a qualcuno sarà venuto in mente la classica sfuriata dell’allenatore di periferia che dalla panchina urla “per giocare a calcio servono le palle!!”.

Vi state sbagliando. Non siete abbastanza politically correct. Siete anche voi malati. Necessitate di una cura rieducativa.
Sto delirando? Non proprio. Basta dare un occhio ad agenzie stampa e giornali nazionali per capirlo.
Ennesimo episodio di omofobia nel mondo del calcio: così sono state commentate le dichiarazioni rilasciate da Eziolino Capuano, tecnico dell’Arezzo, squadra militante nel girone A della Lega Pro.
Avete letto bene, il commento a caldo della sconfitta esterna con l’Alessandria (1-0), maturata allo scadere, è stato trasformato in una frase sessista e omofoba dall’Arcigay Arezzo che, tramite il suo presidente, Cristina Betti, si è scagliato contro il 49enne allenatore salernitano: “Sono gravissime le esternazioni dell’allenatore dell’Arezzo Eziolino Capuano di domenica scorsa a margine della sconfitta della propria squadra – si legge in una nota firmata dalla Betti – gli insulti di stampo omofobico non sono più tollerabili, né tantomeno giustificabili da momenti di ira. L’uscita ignorante e sessista di Capuano purtroppo mette in luce quanta omofobia sia ancora presente nel calcio italiano”.


Difficile commentare questa nota, così come risulta difficile commentare una realtà totalmente mistificata dalla stampa e dai media. Veramente delirante e patetico questo attacco contro mister Capuano, il quale, comunque, non ci sta a farsi crocifiggere senza motivo: “Chiedo venia se ho offeso qualcuno, ma non scusa, altrimenti ammetterei un errore che sinceramente non ho commesso, perché con quella frase, pronunciata a fine partita, con l’adrenalina a mille, non volevo mancare di rispetto a nessuno. Qualche anno fa Marcello Lippi, uno dei maggiori allenatori del mondo, disse che in campo non potevano andare undici signorine, ma non aveva alcun intento offensivo. Ecco, io ho usato quei termini con lo stesso scopo”. Ovvero mandare un messaggio ai propri giocatori: in campo servono gli attributi (o palle, che dir si voglia).

Per tutte le persone dotate di senno, d’altronde, è lapalissiano che Capuano non avesse la benché minima intenzione di scagliarsi contro gli omosessuali. A Capuano poco importano le preferenze sessuali dei suoi giocatori. Con “checche”, Capuano, voleva riferirsi una tipologia umana stereotipata, ma non di meno esistente, che è oggettivamente in contrasto con l’essere buoni calciatori. Così come lui stesso ha dovuto chiarire (per quanto non ce ne fosse stato bisogno): “Il calcio è un gioco dove bisogna lottare, per checche intendevo giocatori che mollano troppo presto, non era assolutamente riferito agli omosessuali”. 

L’episodio di Capuano, comunque, non è il primo nel suo genere. Tutti voi ricorderete le condanne e la campagna screditatoria subita da Guido Barilla per avere rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Non ho nulla contro i gay, anzi sono anche favorevole al matrimonio omosessuale. Preferisco però che nei miei spot sia raffigurata la famiglia tradizionale”.
A questo punto è lecito domandarsi tra quanto il mondo LGBT deciderà di condannare l’Illiade quale opera sessista. Se Capuano “ha offeso la sensibilità di molti atleti che credono che le differenze siano una ricchezza e che lo sport possa essere strumento di unione e di condivisione”, Ettore che addita come donne i troiani, rei di non voler combattere, merita come minimo la messa al bando. Non crede, presidenteSSA Betti?

Renato Montagnolo

 

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