Marzabotto, 13 nov – Doveva essere una tranquilla domenica di calcio di provincia. Si è trasformata in una fucina di polemiche. Un campionato di seconda categoria, un derby tra il Marzabotto, squadra padrona di casa, e il 65 Futa, della poco lontana Loiano. Il secondo gol della squadra ospite decide le sorti della partita. Fin qui tutto tranquillo, o quasi. Se solo il goleador del 65 Futa, in segno di esultanza, non si fosse tolto la sua casacca, sotto a cui indossava una maglietta della Repubblica Sociale Italiana e non avesse fatto il saluto romano.

Quel braccio destro teso e quell’aquila che campeggia sul tricolore stampato sulla t-shirt nera non sono andati giù, soprattutto ai partigiani dell’Anpi che hanno preteso le scuse dalle società di fronte al Sacrario dei Caduti, e ai giornalisti di Repubblica che per primi hanno dato la notizia definendola di “triste attualità”, associandola alle figurine con Anna Frank in maglia giallorossa. Unanime la condanna per aver offeso la città di Marzabotto, teatro di una delle stragi più crude negli anni della guerra, e immediate le scuse da parte di società e calciatore.

Immediata anche la presa di posizione del sindaco di Marzabotto, Romano Franchi, che in un comunicato afferma: “La nostra comunità ha sofferto tanto a causa del nazi-fascismo, questo atto ingiustificabile è stato premeditato. L’amministrazione comunale procederà per vie legali per chiedere l’applicazione delle leggi esistenti che puniscono il reato di apologia di fascismo. Chiediamo anche alla Federazione Gioco Calcio di prendere immediate misure nei confronti della società 65 Futa che prevedano l’allontanamento del giocatore dai campi di calcio”.

Anche i partigiani dell’Anpi e la locale sede del Pd invocano multa e sospensione del calciatore, affermando che il saluto romano è reato. Forse ignorano che la Cassazione ha stabilito con sentenza 7 giugno 2017 l’insussistenza di ipotesi di reato nel compiere tale gesto.

Anna Pedri

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