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Assunta Vannozzi, la giovane mamma di Leonessa trucidata da una banda comunista il 16 marzo 1944

Leonessa (Rieti), 18 ago – Settantuno anni dopo, la riabilitazione è completa e alla povera giovane Assunta Vannozzi, mamma di Capodacqua, piccola frazione nel comune di Leonessa, è stata intitolata una strada – proprio quella in cui si consumò la sua tragedia.

Identificata erroneamente dai vertici della brigata partigiana “Gramsci” come spia al servizio della guardia nazionale repubblicana, che il 14 marzo 1944 aveva abbandonato l’altopiano ormai indifendibile, e per questo condannata a morte, fu prelevata due giorni dopo, il 16 marzo – a 29 anni, malata e col figlio Luigino di due anni in braccio – dal letto della sua casa tra i boschi di Leonessa, trascinata in strada e crivellata di colpi nonostante le urla strazianti della poveretta, completamente all’oscuro delle ragioni di tanta barbara efferatezza.

Non paga dell’orrore, la banda si disonorava ancora saccheggiando la casa della vittima, dal corredo di nozze ai gioielli, secondo le migliori tradizioni partigiane.

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Il Sindaco di Leonessa, insieme a parenti della vittima e concittadini, all’inaugurazione della via Assunta Vannozzi

Accusati del brutale omicidio, i ribelli comunisti Concezio Antonelli, Mario Romano (che negarono ogni addebito) ed Enzo Lucci (l’esecutore materiale, che invece ammise il gesto), furono presto rilasciati in quanto tutte le azioni compiute dai ribelli nel corso della guerriglia venivano considerate “legittimi atti di guerra”. Anche trucidare senza prove una giovane mamma e lasciarne disperato orfano il figlioletto.

Più tardi, la magistratura accertò l’estraneità di Assunta Vannozzi rispetto all’accusa fatale, rubricando la circa barbarie come un “errore di valutazione”.

Nonostante questo, per decenni l’Anpi ha continuato a riferirsi alla poveretta come a una spia e in seguito, per demolirne ancora la figura, arbitrariamente come a una “prostituta”, sommando al disonore criminale degli esecutori la bassezza morale degli epigoni.

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La strada intitolata ad Assunta Vannozzi, nei boschi della Leonessa, tra le frazioni di Ocre e Capodacqua

La storia invece ha dato ragione alla giovane mamma reatina: “Lo scorso anno, nel settantennale dalla tragedia – ha dichiarato Pietro Cappellari, Responsabile culturale del Comitato Pro 70° Anniversario della RSI in provincia di Rietisiamo venuti a Leonessa con l’intento di chiedere una pubblica riabilitazione della giovane mamma di Capodacqua. Un atto dovuto che l’intera comunità leonessana deve a una sua concittadina uccisa troppe volte, fisicamente e moralmente. Ma anche un dovere morale nei confronti di Luigino Montini, il figlio di Assunta, (oggi scomparso) che per tutta la vita ha portato nel suo cuore i segni indelebili di quella tragedia ingiustificata”.

E fu così che finalmente, lunedì 17 agosto 2015, il Sindaco di Leonessa, insieme a numerosi parenti e concittadini della giovane vittima, scopriva il tricolore per inaugurare la nuova denominazione di una strada tra le frazioni di Ocre e Capodacqua, tra i boschi della Leonessa: via Assunta Vannozzi.

Così il primo cittadino, Paolo Trancassini: “Bisogna avere la capacità di riconoscere i propri errori e di chiedere scusa“. Dedicando poi l’evento anche al figlio di Assunta, quello stimatissimo concittadino Luigi Montini che non ha mai abbandonato la sua casa né rinunciato per un attimo della sua vita a lottare per il riconoscimento dell’atto criminale. E che, purtroppo, “non ce l’ha fatta ad aspettare“.

Francesco Meneguzzo

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