flop unioni civiliRoma, 7 mag – Vedere emergenze laddove emergenze non esistono, giusto il tempo di prendersi i propri proverbiali 15 minuti (collettivi o individuali) di gloria e poi, una volta che si è ottenuto quel che si voleva, rendersi conto che in effetti l’urgenza non era proprio così urgente. O almeno, questo sembrano dire i dati sulle unioni civili, che ad un anno dal loro varo registrano numeri da vero e proprio flop.

Le unioni civili erano talmente improcrastinabili e necessarie all’ordinamento giuridico italiano da non aver mai vissuto neanche un boom, sia pur minimo. Nei primi otto mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle norme relative – era il maggio del 2016- sono state meno di 2500, poco più di 310 al mese. Gli ultimi decreti attuativi della norma risalgono a febbraio di quest’anno e sono stati varati per rendere le unioni sempre più compatibili con il corpus di leggi legato al ‘tradizionale’ matrimonio. Circostanza che avrebbe dovuto incentivare ancora di più le coppie dello stesso sesso a rivolgersi agli ufficiali dell’anagrafe di competenza per sancire la loro unione affettiva e anche giuridica. E invece no, perché da gennaio in avanti i numeri sono ulteriormente calati: 369 in totale nei primi 90 giorni dell’anno, per una media (123 al mese) 2,5 volte inferiore a quella iniziale.

Se tanto ci dà tanto, è probabile che a breve termine si scenda addirittura ben al di sotto della soglia psicologia delle cento unioni celebrate mensilmente in tutta Italia. Con buona pace delle decine di migliaia di persone che scendevano in piazza a favore del ddl Cirinnà e a ulteriore dimostrazione che il problema, se mai è esistito, era solo ed esclusivamente mediatico.

Nicola Mattei

 

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  1. Quello che io sostengo è che non c’è una richiesta popolare delle unioni civili, bensì c’è un diritto offerto da parte dello stato che non va a soddisfare una esigenza sociale, bensì va a soddisfare una esigenza politica che non parte dal popolo ma dall’alto. Non c’è l’emergenza e non c’è mai stata, in realtà la maggior parte degli omosessuali è sposata con figli in un matrimonio etero, spesso perché si ritrovano in una società che forza il loro percorso, sociale e interpersonale, così come poteva capitare a me di avere dei figli essendo stato per dieci anni con una donna. A prescindere storicamente l’unione riconosciuta socialmente da parte di un gruppo di riferimento ha una funzione preventiva, serve a fare in modo che l’egoismo personale dell’uomo non oltrepassi quello che è il buonsenso sociale. Per questo il matrimonio ha senso solo tra un uomo e una donna che figliano,
    per tutelare tutte le parti in questione dall’egoismo dei singoli. Tornando alle unioni civili, non sono mai state richieste dagli omosessuali, se non da specifici gruppi politici, che sfruttano il fenomeno omosessuale per fare “mondialismo” per trasformare società millenarie in brutte copie di quella Americana per fini che ben conosciamo. È importante in questa analisi rendersi conto che la maggior parte degli omosessuali oltre a non aver interesse nel matrimonio, non va a supportare questi movimenti politici, e di conseguenza oltre a non esserci emergenza unioni civili, non c’è neanche desiderio unioni civili o partecipazione a riguardo. È di conseguenza un finto problema creato su misura per scandalizzare e per mettere in cattiva luce gli omosessuali.

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