marinaRoma, 20 mar  – Meglio tardi che mai? Dopo l’attentato di Tunisi, il governo italiano corre ai ripari e disloca navi, aerei e Predator nel Mediterraneo per tutelare il Paese dalla minaccia terroristica.

Significativamente la nuova operazione, chiamata “Mare sicuro”, non è altro che la trasformazione di una precedente manovra, chiamata “Mare aperto”. Come a dire, anche se non l’ammetteranno mai, che più sicurezza significa anche meno apertura.

Ad ogni modo il ministro della Difesa, Roberta Pinotti ha spiegato che in seguito all’aggravarsi della minaccia terroristica “si è reso necessario un potenziamento del dispositivo aeronavale”.

Nel Mediterraneo verranno dislocate ulteriori unità navali, un team di protezione marittima, aerei, elicotteri, velivoli a pilotaggio remoto e da ricognizione elettronica. Gli obiettivi sono molteplici: protezione delle linee di comunicazione, dei natanti commerciali e delle piattaforme off-shore nazionali, sorveglianza delle formazioni jihadiste.

Intanto da ieri il Viminale ha fatto girare una circolare a tutte le forze dell’ordine per un ulteriore innalzamento della vigilanza. A Roma saranno dislocati i 500 militari (ora in addestramento) da utilizzare insieme con le forze dell’ordine nella vigilanza degli oltre 400 obiettivi nella lista di quelli sensibili.

Osservati speciali l’Expo 2015 a Milano e il Giubileo straordinario a Roma, preceduti tra un mese dall’ostensione della Sacra Sindone a Torino. Le misure di sicurezza sono probabilmente doverose, anche se si fatica ancora a individuare una strategia di lungo periodo dell’Italia che magari il terrorismo lo prevenga anziché cercare di tamponarlo a cose fatte…

Roberto Derta

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