Frana sulle Dolomiti bellunesi: 3 morti

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Foto VVFF

San Vito di Cadore, 5 ago – E’ di 3 morti il bilancio degli smottamenti che hanno interessato il comune di San Vito di Cadore (Bl) e le zone limitrofe la notte scorsa.
Mancano all’appello una ragazza di 14 anni, un uomo di 40 ed un turista della Repubblica Ceca che, insieme alla moglie, in gravi condizioni, si trovavano in un parcheggio nei pressi di una baita vicino agli impianti di risalita che è stato travolto dai detriti e dall’acqua tracimata da un bacino di contenimento che non ha retto.

Tutte le vittime, compresa l’adolescente, sembrano non essere del paese in quanto nessuno fin’ora ne ha denunciato la scomparsa ma purtroppo non è stato possibile effettuarne il riconoscimento: l’ipotesi che si sta facendo strada tra i soccorritori è che possano essere tutte di nazionalità straniera. Oltre ad aver interrotto strade e ponti lo smottamento ha distrutto una seggiovia così da voler far richiedere, da parte del comune di San Vito, l’intervento di Regione e Stato per far fronte agli ingenti danni.

Il fenomeno franoso che ha interessato la zona è stato innescato dalle forti piogge cadute nelle ultime ore che, oltre a ingrossare i torrenti, hanno riattivato corpi di frana che si erano stabilizzati in questo periodo di gran secco. E’ proprio il contrasto tra eventi climatici così opposti a costituire l’innesco ottimale per eventi franosi di questo tipo: l’acqua infatti, soprattutto in elevata quantità, diventa un elemento destabilizzante per i versanti montuosi soggetti a rischio frana.

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La seggiovia di San Vito costruita proprio su un conoide da debris flow

Un evento meteorologico eccezionale, quindi, alla base del disastro che ha colpito l’alto bellunese, ma la natura non è l’unica colpevole: quando si tratta di disastri come questi c’è sempre il concorso di colpa dell’uomo, e non a causa del riscaldamento globale. Difatti buona parte dei danni si sarebbe potuta evitare con una corretta gestione del territorio: evitare di costruire a ridosso degli alvei dei torrenti, di incatenarne i corsi col cemento oppure evitare di costruire strutture sui conoidi di deiezione ai piedi dei versanti (come è stato fatto per la seggiovia), avrebbe sicuramente limitato i danni alle cose e alle persone. Inoltre una migliore conoscenza geologica del territorio avrebbe sicuramente permesso di individuare i corpi franosi che avrebbero potuto riattivarsi in caso si fossero presentate le condizioni adatte, come è successo con le forti precipitazioni delle scorse ore.


Questo significa mettere mano all’attuale legislazione con nuovi regolamenti che prevedano l’attenzione, da parte di tutti gli enti statali, verso le problematiche di livello idrogeologico del territorio. Fortunatamente qualcosa si sta muovendo ultimamente in tal senso, tramite una coordinamento nazionale che stabilirà le nuove linee guida per affrontare tali questioni, intanto dobbiamo sperare che il gelo, l’unico stabilizzatore dei versanti, arrivi in fretta dato che i prossimi mesi, come sostiene anche il Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Gian Vito Graziano, saranno i più critici dal punto di vista del rischio di eventi calamitosi.

Paolo Mauri

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