il grafico a cura CNN sul Frontex 2013
il grafico a cura CNN sul Frontex 2013

Roma, 3 nov – Per affrontare il tema immigrazione, la fonte non potrebbe essere più autorevole. Parliamo del Frontex Annual Risk Analysis 2013.

Frontex, nome completo: Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea. Si tratta di un’istituzione dell’Unione Europea creata con lo scopo di  coordinare e pattugliare le frontiere esterne aeree, marittime o terrestri che siano, degli stati della Ue e per il rimpatrio tramite accordi bilaterali di tutti gli extracomunitari respinti sulle frontiere.

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Con sede a Varsavia, Frontex è stata creata da un decreto del Consiglio Europeo ed ha iniziato ad operare dal 2005. Nel 2008 la grave crisi dell’immigrazione dalle coste africane ha richiesto un’aumento di budget di quasi il 100%. Circa 70 milioni di euro di cui 31 per le sole missioni nel Mediterraneo e Atlantico europeo. Un rafforzamento voluto nel 2009 dal commissario europeo per la Giustizia, Libertà e Sicurezza Jacques Barrot e richiesto nuovamente nel 2011 da Italia e Francia. Ad oggi, oltre ai fondi in denaro, l’agenzia dispone di 26 elicotteri, 22 aerei, 113 navi ed attrezzatura radar da impiegarsi per eventuali respingimenti.

Tuttavia il quadro è estremamente preoccupante. L’agenzia rivela e certifica che l’Europa non subisce solo dal mare le ondate di immigrati in cerca di lavoro, ma che i canali terrestri per accedere nella Comunità sono in piena attività, basti pensare ai 6.390 attraversamenti illegali accertati nel 2012 solo nell’area balcanica, di migranti provenienti principalmente dall’Afghanistan (1.670) dal Kosovo (940) e dal Pakistan (860). Questa via d’accesso viene chiamata dagli esperti la Western Balkan Route affiancata a poche centinaia di km di distanza dalla Eastern Borders Route cioè la via dei confini est dell’Europa violati per ben 1600 volte nel 2012 da migranti di Georgia (330), Solamila (260) e ancora Afghanistan (200).

Scendendo più a sud verso il Mediterraneo, ma ancora senza bisogno di sfidare il mare per entrare in Europa, esiste da anni la frequentatissima Circular Route tra Albania e Grecia, dove avviene addirittura un interscambio di esseri umani e merci, rigorosamente illegale, in entrata o in uscita dall’Unione, appunto circolare.

Per l’area mediterranea Frontex individua addirittura quattro canali d’accesso due dei quali investono in pieno il nostro paese. I’Eastern Mediterranean Route con oltre 37.200 sbarchi accertati da Afghanistan (9.500) Siria (7.130) e Bangladesh (4.600), che detiene il record di sbarchi del 2012, un canale dedicato per Puglia e Calabria che da solo ha fatto registrare 4.770 sbarchi da Afghanistan (1.710), Pakistan (1.160), e Bangladesh (500), la famigerata via navale della disperazione per eccellenza: la Central Mediterranean Route, che da sola vale 10.380 sbarchi in un anno tutti con destinazione il bel paese e partenze da Somalia (3.390), Tunisia (2.240), ed Eritrea (1.980) e che è teatro spesso di tragici ribaltamenti e affondamenti di quei barconi che negli ultimi mesi hanno ucciso centinaia di immigrati nel mare nostrum.

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Per concludere le vie navali, a ridosso dell’ oceano Atlantico c’è la Western Mediterranean Route, che interessa in larga pare la penisola iberica con 6.400 sbarchi da Algeria (2.020), Marocco (500) e 1.400 non meglio identificati provenienti forse dalla smembrata Libia.

Quindi, al meno, 72.000 ingressi illegali in Europa nel solo 2012, di cui il 51% via mare sulle Routes che approdano nel nostro paese che registrano una crescita dell’attività di scafisti e migranti.

Tuttavia l’agenzia per il controllo delle frontiere europee avvisa che un numero importante di immigrati, pari quasi a quello di chi arriva illegalmente, è rappresentato da individui che arrivano in Europa con voli di linea e biglietti regolarmente acquistati e che sbarcano nei nostri aeroporti internazionali in maniera legale, entrando poi in clandestinità alla scadenza dei visti doganali, scomparendo di fatto dai “radar” delle istituzioni cambiando spesso generalità e paese. Un’ immigrazione molto più difficile da fronteggiare che sfocia nell’illegalità solo in un secondo momento e che spesso è utilizzata da gruppi criminali o da fondamentalisti religiosi per far arrivare in maniera sicura uomini e militanti dove serve al riparo dalle maglie, seppur blande, dei controlli incrociati e che non meno dei canali totalmente illegali nasconde storie di racket, tratte di esseri umani e prestiti usurai per i viaggi.

Di fronte a questo quadro drammatico e allarmante fotografato ora da uno degli organismi interni alla Ue, altamente rappresentativo nel campo della sicurezza interna, ci si aspetta una presa di posizione decisa della politica, che spesso ha relegato il problema al dibattito mediatico-parlamentare ma che non ci ha mai saputo sorprendere con ricette risolutive che tutelino i cittadini europei da quella che sta diventando una vera e propria invasione di massa, e gli stessi immigrati per cui il prezzo di un futuro migliore è tutt’ora troppo alto e a cui questa vecchia e debole Europa, forse, non può più realmente dare aiuto.

Alberto Palladino

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

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