Funerali migranti: passerella senza bare e senza vergogna

ITALY-IMMIGRANT-REFUGEE-FUNERALSRoma, 21 ott – Dovevano essere funerali di Stato. L’aveva promesso enfaticamente perfino all’Europa il premier Enrico Letta dopo la morte in mare dei 366 migranti diretti a Lampedusa lo scorso 3 ottobre. E, invece, non sono stati neppure funerali. Non si sono svolti a Lampedusa, ma sul molo turistico del porto di San Leone ad Agrigento. E non hanno potuto ovviamente partecipare i superstiti, in protesta sull’isola che li ospita.

Hanno, però, avuto modo di “sfilarvi” il vicepremier Angelino Alfano, il ministro della Difesa Mario Mauro ed il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge.


«Una passerella per i politici», questa l’accusa al governo mossa dal sindaco di Agrigento Marco Zambuto e non solo. Alla cerimonia, per questa ragione, non hanno partecipato né lui né il primo cittadino di Lampedusa Giusy Nicolini, che ha invece incontrato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed ha commentato: «Lì, sul molo, non ci sono né i vivi né i morti. Che senso ha?».

Una domanda a cui i cronisti hanno tentato di trovare risposta insinuando il sospetto che la coincidenza tra la città scelta ed il collegio elettorale del ministro Alfano non sia casuale. D’altronde, denuncia la Nicolini, l’amministrazione comunale non è stata coinvolta nella decisione: scavalcata da chi pochi giorni fa chiedeva per l’isola siciliana addirittura l’attribuzione del premio Nobel.

Ma anche il ministro Mauro è sembrato cadere dalle nuvole. «La domanda va fatta a chi ha la responsabilità diretta di questa cerimonia», ha risposto glissando poi furbamente sull’aspetto emozionale: «la dimensione della commozione ci accomuna comunque al di là della logistica».

«Abbiamo assicurato degna sepoltura ai morti, degna assistenza ai superstiti e ora caccia senza quartiere ai mercanti di morte», ha assicurato invece Alfano nel corso della commemorazione. Subito dopo è stato contestato da attivisti ed immigranti di origine eritrea: «Assassini, assassini, basta con la Bossi-Fini», hanno urlato, strumentalizzando la tragedia e permettendo ai vari Gasparri e Santanché di censurare prontamente le critiche atteggiandosi a tutori del rigore e delle italiche frontiere. Quasi fosse vero.

Teatro dell’assurdo.

Emmanuel Raffaele

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