papa-francesco_640Roma, 21 luglio- Papa Francesco I è stato categorico: “Coloro che nella loro vita hanno questa strada di male, i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati”. La dura presa di posizione contro la criminalità organizzata è stata proferita dal Pontefice davanti a 250 mila persone nella piana di Sibari, nel cuore della Calabria.

La “scomunica” del Papa è stata ripresa da tutti i principali organi di stampa ed è stata considerata, la prima ed inequivocabile presa di distanza dei vertici della Chiesa dalla mafia.

Poco dopo l’incontro del Papa con i fedeli calabresi, puntuale è scoppiata la polemica intorno alle processioni ed al presunto costume degli omaggi fatti ad esponenti della criminalità durante le feste patronali

Non molto tempo fa l’ennesima Madonna si è inchinata ad un anziano boss della ‘ndrangheta, suscitando un vespaio di polemiche e prese di posizione indignate da parte dei media, dei politici ed anche, ovviamente, dei vertici locali della Santa Romana Chiesa.

Poco importa se la Madonna si sia effettivamente fermata sotto il balcone di un uomo di oltre 80anni con una lista chilometrica di precedenti penali o meno; l’importante, per tutti, è stato ribadire che i mafiosi sono stati scomunicati da Papa Francesco e che quindi nessuna carità cristiana può essere elargita ai boss, veri o presunti tali.

La disputa di per sé non è che poi si rilevi particolarmente interessante.

D’altronde il Papa sarà ben legittimato a decidere chi fa parte della sua Ecclesia e chi invece no. Si potrebbe discutere su quanto sia conforme o meno questa decisione alle sacre scritture (ed alle sue interpretazioni) ed all’insegnamento di Gesù, ma – come è noto – il Papa è “infallibile” e, quindi, il dibattito sulla correttezza teologica o meno della scelta di scomunicare i mafiosi, può concludersi qui.

Di interessante però, in tutta questa vicenda, qualcosa c’è.

A nessuno, ad esempio, è venuto in mente di chiedersi se i mafiosi siano stati effettivamente “scomunicati”.

La scomunica, infatti, non è esattamente un anatema per cui basta che lo si pronunci affinché produca i suoi effetti.

Esiste un Codice Canonico che prescrive i casi tassativi di scomunica e le modalità con cui il peccatore può essere scomunicato, con la possibilità per l’empio reo, di poter persino ricorrere ad un giudizio di impugnazione del provvedimento.

Ad oggi, le norme canoniche non prevedono la scomunica per “mafia”, a meno di non voler interpretare estensivamente (ma esageratamente estensivamente!) il concetto di apostasia.

Che succede quindi?

Niente, assolutamente niente. I mafiosi non sono scomunicati. Né potrebbero esserlo. Ad esempio, anche nel caso in cui si introducesse la possibilità di scomunicare un mafioso, ci si dovrebbe chiedere immediatamente chi certifica l’appartenenza del peccatore alla mafia? Assisteremo a processi organizzati dai tribunali ecclesiatici per accertare se il reo è un mafioso, oppure le autorità ecclesiastiche si affideranno agli accertamenti svolti dalle autorità giudiziarie secolari? Ed, in questo, secondo caso che succederà ai “mafiosi” che patteggiano, quando il patteggiamento non è mai un’assunzione di responsabilità, ma sempre e solo una scelta di opportunità e strategia processuale? Ed ancora, se la Santa Sede, si dovesse affidare ai tribunali secolari – stante la sua universalità – dovrebbe verificare se ogni Stato di questo globo terracqueo vi sia o meno la fattispecie di associazione mafiosa.

E poi, siamo certi che la Chiesa possa affidarsi ai giudizi dei tribunali per comminare sanzioni quali la scomunica, senza sconfessare millenni di autonomia giudiziaria?

La “sparata” di Papa Francesco I, l’ennesima, non è altro che una boutade propagandistica. Una delle tante che il Papa del “politically correct” ha elargito al suo uditorio, al fine di rendere sempre più appetibile il suo “prodotto”: la Chiesa Cattolica. La spietata logica consumistica che caratterizza la nostra epoca, ha costretto il Pontefice a seguire gli indici del mercato, le opinioni dei fedeli, al fine di assecondarli e rinsaldare le fila.

Papa Francesco ha dato vita ad una continua ed estenuante rincorsa al consenso delle masse, livellando i suoi messaggi a quello che la sua “gente” vuole sentirsi dire: basta smodate ricchezze, condanna della pedofilia etc etc.

Il Pontefice è forse convinto che questo suo “scendere” a livello dei fedeli salverà la Chiesa dalla profonda crisi che sta vivendo. Una scelta strategica facile, di certo non coraggiosa, che appaga la mediocre intellighenzia del bel Paese ed anima i gruppi di discussione delle parrocchie.

Nulla di più.

Federico Depetris

 

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