carcere (1)Lecce, 7 nov – Quello che accade nel carcere minorile di Lecce ha un che di paradossale. Ma nella “terra dei cachi” tutto è possibile. E’ possibile, infatti, che da ben cinque anni il carcere sia vuoto: zero detenuti. Ma nonostante la mancanza dei carcerati, la struttura è ancora in piedi, perfettamente attiva, con i relativi costi di gestione. A partire dai dipendenti, 37 a libro paga per non fare nulla, con una spesa annua pari a 5 milioni di euro. Come spesso accade in questi casi nessuno si prende la responsabilità dello spreco e i dirigenti dell’istituto di Lecce dicono soltanto che sono in attesa di notizie, e ordini, dal ministero di Giustizia. A Roma potrebbero così partorire un’idea semplice ed efficace: chiudere l’istituto fantasma ed utilizzare i fondi risparmiati per un altro carcere dove i detenuti ci sono davvero e oggi vivono in condizioni precarie.

Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo della Polizia penitenziaria (Sappe) porta il punto di vista degli agenti di custodia nel dibattito sulla strategia per disinnescare la bomba a tempo del sovraffollamento nelle celle, dopo il pesante monito della Corte europea per i diritti umani.

«Se a suo tempo fossero state concentrate le risorse disponibili per ristrutturare il patrimonio edilizio esistente, anziché privilegiare i grandi appalti dalle lunghe ombre, forse non saremmo a questo punto. E poi nel sistema tutto si tiene, quando si parla con leggerezza dei famosi 22mila posti letto in più da assicurare alla popolazione detenuta non si può eludere la domanda che nasce spontanea: e gli agenti per sorvegliarli, dove si vanno a prendere?».

“L’Ipm di Lecce forse è un caso limite: da cinque anni non passa un detenuto, ma lì sono in servizio 22 agenti e 15 impiegati. E segnalazioni non molto distanti da questa realtà arrivano anche da Salerno, Ancona e Caltanissetta. In Italia, su 450 minorenni in carcere sono chiamati a vigilare 900 agenti, senza contare i circa 1200 amministrativi. Razionalizzare vuol dire restituire il 50% di queste forze al circuito ‘maggiore’. Dove peraltro esistono casi di squilibrio in controtendenza”.

“Nella Casa circondariale di Gela, inaugurata da Alfano quando era Guardasigilli, 90 agenti per 60 detenuti; ad Avezzano il rapporto è di 85 a 65; situazioni analoghe a Lucera e San Severo. Che senso ha? Di contro, in un alveare come San Vittore 790 agenti devono fare i conti con 1600 detenuti, ma solo sulla carta: perché 299 di loro sono distaccati ad altri servizi”.

Saverio Andreani

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