Il diritto allo studio? In Italia non esiste

 

Universita-sRoma, 3 nov – Il governo approva un decreto che stanzia 140 milioni di euro per le borse di studio.

Nel 2013 i soldi destinati alle borse di studio erano 154 milioni, nel 2012 175. Gli studenti che avrebbero diritto ad una borsa di studio ma che non potranno usufruirne, diventano così 70 mila.

Ma il ministro Cancellieri esulta: “Dopo anni di tagli, finalmente si ricomincia a investire e c’è una forte spinta da parte del Parlamento perché si investa di più”.


Secondo l’Eua (European University Association), in Italia, nel 2012 all’Università sono andati 6.633 milioni di euro, per una spesa di appena 109 euro a cittadino, mentre la Germania ha investito nell’Università 24.900 milioni di euro, l’equivalente di 304 euro per cittadino, con un incremento, al netto dell’inflazione, del 20% rispetto alle risorse dedicate al sistema nel 2008, la Francia 19.800 milioni di euro, 303 euro a cittadino, la Svezia addirittura 700 euro per cittadino.

Ma diritto allo studio non significa solo avere la possibilità “materiale” di studiare, vuol dire anche avere accesso ad una cultura libera e ad una ricerca sempre all’avanguardia. Anche da questo punto di vista siamo messi male: con il taglio delle risorse, si è abbassato il numero di ricercatori e docenti. Nelle 10 migliori Università il rapporto medio docenti/studenti è 1/7, in Italia 1/30.

Per dare un’idea delle conseguenze di queste scelte politiche, secondo uno studio di Bankitalia l’economia lombarda è in recessione a causa del numero ridotto di ricercatori e dal basso numero di brevetti.

Michael Mocci

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