Santa Croce
Santa Croce

Firenze, 23 Giu – Non comincia nel migliore dei modi l’era di Dario Nardella a Firenze. Il successore di Matteo Renzi è già entrato nella storia per essere il primo sindaco ad aver annullato una finale del calcio storico fiorentino, che si sarebbe dovuta tenere domani nel giorno di San Giovanni, patrono della città. Il primo cittadino ha parlato di «torneo compromesso da gravi irregolarità» ed ha giustificato la scelta dell’annullamento asserendo che «le tensioni altissime di questi giorni hanno fatto mancare quel clima indispensabile di festa e correttezza nel quale è giusto che il Calcio storico, la tradizione popolare più amata dai fiorentini, debba svolgersi».

In realtà nelle due semifinali tenutesi il 14 e 15 giugno di tensione fra i calcianti non se ne è vista poi tanta e quindi la scelta di Nardella si inserisce in ben altro contesto. Tutto nasce da quel pasticciaccio che è andato in scena durante la gara fra Rossi di Santa Maria Novella e Verdi di San Giovanni, sospesa e data vinta a tavolino ai Rossi dopo che un calciante di parte verde non era uscito dall’arena benchè espulso.

Un precedente importante che ha dato adito a non poche polemiche con tanto di esposti per far annullare anche l’altra semifinale, quella fra Azzurri di santa Croce e Bianchi di Santo Spirito nella quale si era verificato un caso analogo non sanzionato però con la sospensione.

Un caos. Una sconfitta per la città di Firenze, ma anche un risultato inevitabile e prevedibile quando regole e gestione di quella che dovrebbe essere una rievocazione storica che richiama l’assedio del 1530 alla città sono affidati a burocrati e politicanti, anziché ai partecipanti, ovverosia ai calcianti.

Dietro la scelta di Nardella non c’è la preoccupazione di applicare con uniformità regolamenti e squalifiche, quanto la volontà politica di fare del calcio in costume un vero e proprio sport, edulcorato, appetibile commercialmente, tranquillamente visibile in tv senza bollino rosso, con la logica conseguenza di essere “giocato” da atleti provenienti da tutto il mondo,  anziché da fiorentini attaccati al proprio quartiere di origine.

Da qui l’esigenza dei ricorsi, della commissione disciplinare, delle regole di gioco che portano a sostituire al rito del coraggio, della fierezza e dell’autenticità dello scontro le logiche del professionismo istituzionalizzato e turistico modello superbowl americano.

Del resto in un mondo molle, dominato dal pensiero unico che ha in odio ogni tipo di identità, perfino quella di genere, la visione maschia di uomini in guardia per l’onore dei colori della propria città non può che rappresentare un orrore  da debellare ad ogni costo. Non fosse che per finalità educative.

Luca Cielocamminatore

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