immigratiRoma, 14 apr – No, macché invasione immigratoria, è tutto sotto controllo. Ce lo hanno ripetuto in tutte le salse, ma al Viminale sembrano pensarla diversamente.

Il ministero degli Interni ha fatto partire una circolare indirizzata ai prefetti in cui si intima di trovare 6.500 posti in cui sistemare gli immigrati in arrivo, anche con “provvedimenti di occupazione d’urgenza e requisizione”.

Oltre ai 120 sbarchi dall’inizio dell’anno, per un totale di 18.260 persone (probabilmente già 20mila con le richieste giunte in queste ore), in vista dell’estate sembra attenderci una vera alluvione immigratoria.

Nei campi profughi della Libia “liberata” sono ammassati centinaia di migliaia di disperati in balia degli scafisti (nel migliore dei casi…), gente che l’Italia non sa letteralmente dove mettere, tant’è che si starebbe pensando di ristrutturare le caserme dismesse per sistemare gli immigrati lì. Una beffarda ironia della sorte per strutture che un tempo ospitavano i difensori dei confini nazionali e ora stanno per accogliere chi quei confini li viola.

Il ministero dell’Interno preme per avere una “distribuzione sull’intero territorio anche per evitare problemi di ordine pubblico”, in particolare “una suddivisione equa delle responsabilità di tutti i capoluoghi di provincia senza esclusioni ed eccezioni”.

Secondo le richieste del dipartimento Immigrazione del ministero, Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia e Campania dovrebbero mettere a disposizione 700 posti, 300 la Puglia, 250 il Lazio e le Marche mentre altri 1.500 vanno divisi nel resto d’Italia.

Nessuna regione, però, sembra particolarmente ansiosa di contribuire, il che è naturale: in un contesto in cui nessuno decide nulla la strategia del temporeggiare localmente diventa centrale. In ogni caso la Lombardia se la caverà con la scusa dell’Expo, il Veneto nicchia e così via.

Ma si può gestire così un’emergenza?

Giuliano Lebelli

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