Giancarlo Ravidà - da facebook
Giancarlo Ravidà – da facebook

Prato, 6 gen – Un’altra giovane vita spezzata, quella di Giancarlo Ravidà, diciannovenne originario di Foggia e residente con la famiglia a Prato, in Toscana, studente alla Facoltà di Scienze politiche, travolto mentre passeggiava lungo via Valentini nella stessa città di residenza, da un’auto pirata la sera di sabato scorso, 3 gennaio, e spirato il giorno successivo dopo un primo ricovero all’ospedale di Prato, dove lavora anche il padre come medico, quindi al policlinico di Careggi a Firenze, senza mai riprendere conoscenza. La famiglia ha generosamente autorizzato la donazione degli organi.

Un’auto pirata, quindi. In realtà il responsabile dell’incidente mortale, cittadino marocchino di 28 anni, sposato con una italiana, due figlie, si è poi costituito nella giornata di lunedì 5, ben due giorni dopo il fatto, alla questura della città toscana dove si è presentato insieme a un legale, dichiarando di essere stato alla guida della sua Audi A3, macchinetta da 25mila euro, insieme a un connazionale e di essersi fermato per un’ora dopo l’incidente. L’uomo, di cui non è stato reso noto il nome, è stato trasferito in procura e fermato con l’accusa di omicidio colposo e omissione di soccorso; si trova agli arresti domiciliari.


http://youtu.be/YQLnbqoHMzY

In attesa degli sviluppi dell’indagine, è noto tuttavia che il marocchino reo confesso ha un precedente penale, inoltre che l’altro marocchino presente in auto il giorno dopo – domenica – ha fatto una rapina a due cinesi ed è stato poi arrestato per rapina aggravata. Fermo restando che le responsabilità sono sempre individuali, il quadro che si delinea non è proprio quello di “risorse” integrate che contribuiscono al benessere del paese ospitante dove – a quanto pare – non se la passavano così male.

Alla domanda se questa ennesima tragedia che ha troncato la vita i sogni di un giovane italiano si inquadri in una terribile normalità statistica, in cui l’investitore per puro caso era uno straniero, e marocchino, oppure se i dati indicano qualche anomalia, abbiamo cercato di dare una risposta oggettiva: i risultati della nostra analisi sono sconfortanti.

Per prima cosa, con circa 455mila persone, i marocchini si collocano al terzo posto tra i residenti stranieri in Italia, dopo romeni (un milione e 100mila) e albanesi (500mila), e prima dei cinesi (260mila), e detengono il triste primato – insieme agli albanesi – di 7 incidenti l’anno ogni mille persone. Distanziati, i romeni e i cinesi con “solo” 4,5 incidenti ogni mille persone. Quindi, marocchini e albanesi sono molto più pericolosi, al volante, rispetto a tutti gli altri stranieri presenti in Italia.

È però aggregando i dati su tutti gli stranieri residenti in Italia che spuntano le anomalie più clamorose, riprodotte nel quadro sottostante.

 Dati aggiornati all’anno 2012

Fonti dei dati: ACI -1ACI-2ISTAT

 

In sintesi: gli stranieri residenti in Italia rappresentano l’8% della popolazione ma sono responsabili del 18% degli incidenti stradali. Su un costo sociale complessivo intorno a 30 miliardi di euro all’anno, gli incidenti causati dagli immigrati pesano per 4,2 miliardi, il 14% del totale. Una incidenza e una somma, quindi, molto più alte di quanto sarebbe lecito attendersi se l’incidentalità fosse indipendente dalla nazionalità dei responsabili.

Le cifre più agghiaccianti sono però le seguenti: 500 morti all’anno legate a incidenti stradali causati da stranieri, di cui si stima circa 460 a danno di cittadini italiani: di nuovo, il 14% del totale dei decessi; inoltre, 51mila feriti di cui circa 47mila italiani, che corrisponde a ben il 19% del totale. Il tutto, su dati aggiornati al 2012.

Non è difficile calcolare allora che, se gli stranieri residenti in Italia seguissero le stesse statistiche degli incidenti causati da Italiani, si risparmierebbero circa 1,8 miliardi all’anno di costi sociali, si eviterebbero oltre 200 morti e 30mila feriti.

Cifre da capogiro, che danno la misura di quale grado di “risorsa” siano gli immigrati in Italia anche sul piano della incidentalità stradale.

Forse, con meno immigrati in giro, in particolare marocchini e albanesi, oggi Giancarlo sarebbe ancora tra noi.

Francesco Meneguzzo

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