“D’Alema ci ha dato delle cose”: l’inchiesta che fa tremare il Pd

d'alemaRoma, 30 mar – Nuova bordata al falso mito delle coop rosse e del loro presunto buongoverno. Stavolta al centro della bufera finisce Cpl Concordia, la cooperativa rossa emiliana del settore energia e gas, in un’inchiesta che fa tremare il Pd. E nelle carte spunta anche il nome di Massimo D’Alema (non indagato, comunque).

Secondo l’accusa, la cooperativa avrebbe pagato tangenti per 330 mila euro al sindaco di Ischia, Giuseppe Ferrandino, detto Giosi, primo dei non eletti nelle liste del Pd nelle scorse elezioni europee con oltre 80 mila preferenze. Ferrandino è anche presidente dell’Anci Campania, l’associazione dei comuni italiani, dal febbraio scorso.

L’inchiesta ha portato alla luce, secondo l’accusa, un sistema di corruzione basato sulla costituzione di fondi neri in Tunisia da parte della Cpl Concordia con cui retribuire pubblici ufficiali per ottenerne i “favori” nell’aggiudicazione di appalti.

Il gip Amelia Primavera ha firmato undici ordinanze cautelari. Oltre al sindaco di Ischia e a Roberto Casari, presidente della Cpl Concordia da poco andato in pensione, sono finiti agli arresti Nicola Verrini, direttore commerciale della cooperativa emiliana e Francesco Simone, consulente della Concordia. Un funzionario del comune di Ischia è finito ai domiciliari, mentre altre due persone sono state raggiunte da un provvedimento di obbligo di residenza. Custodia in carcere anche per Maurizio Rinaldi, presidente del cda di Cpl Distribuzione. Le persone condotte in carcere sono otto, altre tre ai domiciliari.

Negli atti dell’inchiesta si legge che i dirigenti della Cpl Concordia avrebbero fatto “sistematico ricorso ad un modello organizzativo ispirato alla corruzione che li ha portati ad accordarsi non solo con i Sindaci, gli amministratori locali e i pubblici funzionari, ma anche con esponenti della criminalità organizzata casertana e con gli amministratori legali a tali ambienti criminali”. Ferrandino, inoltre, viene descritto come “una sorta di factotum al soldo del gruppo”.

In una delle intercettazioni agli atti dell’inchiesta, inoltre, uno degli arrestati, Simone chiama in causa l’ex premier sottolineando la necessità di “investire negli Italiani Europei dove D’Alema sta per diventare Commissario Europeo” in quanto “D’Alema mette le mani nella merda come ha già fatto con noi, ci ha dato delle cose”.

L’intercettazione, risalente all’11 marzo 2014 appare al gip “di estremo rilievo”. Il gip sottolinea anche che la Cpl Concordia acquistò “alcune centinaia di copie dell’ultimo libro” di Massimo D’Alema “nonché alcune migliaia di bottiglie del vino prodotto da una azienda agricola riconducibile allo stesso D’Alema”.

E’ lo stesso Simone ad ammetterlo: “Confermo – ha detto agli inquirenti – che la Cpl ha acquistato 2.000 bottiglie di vino prodotte dall’azienda della moglie di D’Alema, tuttavia posso rappresentarvi che fu Massimo D’Alema in persona, in occasione di un incontro casuale tra me, lui, il suo autista e il presidente (della Cpl ndr.) Casari, a proporre l’acquisto dei suoi vini”.


Il 20 novembre 2014, in una perquisizione presso la Cpl Concordia, gli inquirenti hanno sequestrato tre dispositivi di bonifici effettuati dalla cooperativa in favore della Fondazione Italinieuropei, ciascuno per l’importo di 20 mila euro; nonchè un ulteriore bonifico per l’importo di 4.800 euro per l’acquisto di 500 libri di Non solo euro di D’Alema.

“Certamente ho rapporti con Cpl Concordia” ma “è un rapporto del tutto trasparente, che non ha comportato né la richiesta da parte loro né la messa in opera da parte mia di illeciti di nessun genere”: “non ho avuto alcun regalo” e “nessun beneficio personale”, è stata la replica di Massimo D’Alema.

Giuliano Lebelli 

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