salerno_reggioRoma 8 ott- È umiliante il rapporto sulle infrastrutture stilato da Confesercenti-Ref. Nel ranking mondiale, in base all’avanguardia e all’efficienza delle infrastrutture, l’Italia si classifica 82esima. L’analisi è impietosa: spesa per le infrastrutture diminuita del 25% rispetto al 2009, aumento della spesa corrente per le opere mai terminate (Metro C a Roma, Salerno-Reggio Calabria, opere pubbliche per l’Expo di Milano), 43% dell’acqua disperso negli acquedotti, 923 chilometri di alta velocità a fronte dei 2036 della Francia e dei 2144 della Spagna.

“Dal nostro rapporto – commenta Confesercenti – emerge un quadro preoccupante dell’infrastrutturazione dell’economia italiana. Bisogna assolutamente invertire la rotta: più infrastrutture non vogliono dire solo un Paese più unito ed efficiente, ma sono anche indispensabili per il turismo, che costituisce uno dei settori economici più importanti d’Italia, il cui peso arriva a sfiorare il 6% del nostro Pil. E che parte svantaggiato rispetto ai nostri competitor internazionali anche per la carenza infrastrutturale”. In questi anni invece i vari governi non hanno fatto nulla. Eppure, tutta la dottrina economica novecentesca da Keynes in poi, insegna che in momenti di crisi è fondamentale investire sulle infrastrutture.

Non è la crisi che impedisce di rinnovare le infrastrutture ma sono le infrastrutture carenti che accentuano la crisi. Secondo un’indagine del Sole 24 Ore, se l’Italia si adeguasse agli standard infrastrutturali europei, in dieci anni aumenterebbe di 2,8 milioni il numero degli occupati. Invece non realizzare le infrastrutture ci fa perdere 30 miliardi l’anno di benefici economici. Le colpe, secondo l’analisi, sono della “governance frammentata”, dell’assenza di lungimiranza e di programmazione, della lentezza della burocrazia. In una parola: della politica.

Michael Mocci

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