integrazioneRoma, 14 gen – James Hillman ha raccontato una volta il famoso aneddoto psichiatrico circa un uomo che era convinto di essere morto. Il terapeuta, avendo sperimentato l’inutilità di porlo di fronte all’evidenza, alla fine gli chiese: “I morti sanguinano?”. “Certo che no. Lo sanno tutti che i morti non sanguinano” rispose l’uomo. Al che il medico gli punse di scatto un dito. Ne uscì una goccia di sangue. “Ma guarda un po’, chi l’avrebbe mai detto. I morti sanguinano, eccome”, fu la risposta del malato.

Le nostre illusioni – non solo quelle a carattere patologico, come nell’esempio, ma anche quelle di noi “sani” – sono molto più astute di quanto pensiamo. Sanno rispondere ai feedback e riposizionarsi. Il che vanifica anche la credenza, serpeggiante spesso in movimenti radicali, per cui il popolo a un certo punto “si sveglierà” quando le circostanze saranno più dure. Credenza, peraltro, strutturalmente marxista (“cfr. “le contraddizioni del capitalismo che portano necessariamente all’instaurazione del comunismo”).

Le stragi di Parigi non fanno eccezione a queste regole. Accade per esempio che in rete (e non a firma di qualche sociologo progressista, che avrebbe detto anche di peggio, ma di un poliziotto, per giunta portavoce del “cattivo” Sap, il sindacato di cui Anonymous ha parlato come di “vili fascisti in camicia blu”) si leggano frasi come queste: “Da cittadino sono confuso e non riuscirò mai a comprendere perché persone italiane ed europee come me possano covare tanto odio da uccidere a sangue freddo giornalisti, agenti e civili”.

Che quelle persone non siano “europee come noi” e che nessun sistema di indottrinamento riesca a farle divenire tali non sfiora nemmeno l’autore di queste righe. L’idea che esista un meccanismo (fumosamente definito “integrazione”, ma nessuno sa cosa sia) per sradicare e ri-radicare magicamente milioni di individui in modo indolore, gioioso e colorato è ormai un’illusione inestirpabile. Anche di fronte all’evidenza, la nostra società malata risponde “Ma guarda un po’, chi l’avrebbe mai detto. L’integrazione sanguina, eccome”.

Anche chi ha un briciolo di lucidità in più e riconosce che, decisamente, abbiamo un problema, afferma tuttavia subito dopo che non se ne esce finché anche l’islam non attraversa il suo illuminismo. Come se davvero fosse più semplice, più realistico, più alla nostra portata e anche più desiderabile l’ipotesi di un islam che, in blocco e per decisione nostra, dà vita a una gigantesca laicizzazione anziché quella di una società in cui ogni popolo sia radicato nella sua terra, nelle sue tradizioni, nelle sue religioni, “illuminate” o “oscurantiste” che siano, senza immaginare convivenze forzose che hanno chiaramente fallito.

No, non c’è shock che tenga, il risveglio è molto di là da venire. Per ora abbiamo solo illusioni che scaricano gli aggiornamenti. Come l’uomo che credeva di essere morto. La differenza è che noi crediamo di essere vivi.

Adriano Scianca

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